LETTURA - POESIA

Rosanna Rizzo: “L’ombra ai miei piedi”, un racconto di crescita tra fragilità e consapevolezza

Eccolo “L’ombra ai miei piedi”, l’esordio letterario di Rosanna Rizzo, un romanzo primo che affronta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, esplorando temi come il bullismo, l’accettazione di sé e il bisogno di appartenenza. Dentro le trame di una vita qualunque, di percorsi che in qualche modo possono essere di tanti…, ilricamo narrativo racconta come parole e comportamenti apparentemente innocui possano lasciare segni profondi nella costruzione dell’identità personale. Rivolto ai giovani lettori ma capace di coinvolgere anche genitori, insegnanti ed educatori, il romanzo propone una riflessione sul mondo emotivo dei ragazzi e sull’importanza dell’ascolto. È dall’esperienza dell’autrice nel campo dell’educazione che tutto questo prende piede: “L’ombra ai miei piedi” diviene anche un rifugio personale dentro cui ritrovare se stessi e la personale evoluzione…

Diventa inevitabile partire da una curiosità forse invadente: quanto Ada è parte di te?
Ada non è il mio ritratto, anche se dentro di lei c’è inevitabilmente qualcosa di me. Credo però che Ada sia soprattutto il punto d’incontro di tante storie, di tante persone che, in momenti diversi della loro vita, si sono sentite osservate, giudicate, escluse o semplicemente fuori posto. Ho raccolto emozioni, fragilità e domande che appartengono a molti di noi, non soltanto alla mia esperienza personale. Dentro Ada ci sono certamente alcune mie paure e riflessioni, ma ci sono anche i racconti ascoltati, le persone incontrate e quelle ferite silenziose che spesso accomunano l’infanzia e l’adolescenza. Per questo non la considero un personaggio autobiografico: Ada è una voce che cerca di dare spazio a un’esperienza condivisa. In fondo, credo che ognuno possa ritrovare in lei una parte di sé.

La violenza per te cosa significa per davvero?
Quando pensiamo alla violenza immaginiamo spesso qualcosa di evidente, un gesto, un’aggressione, un urlo. Ma esistono forme di violenza molto più sottili. Per me la violenza è tutto ciò che ferisce l’identità di una persona e la porta a dubitare del proprio valore. Può nascondersi in una parola, in una risata, in un’esclusione apparentemente innocente. Nel romanzo mi interessava proprio raccontare quella violenza silenziosa che spesso accompagna il bullismo e che lascia segni profondi perché colpisce il modo in cui una persona guarda se stessa.

E nel tempo liquido del “tutto accessibile”, diventa un mostro più insidioso e pericoloso o forse è divenuto ance meno rumoroso?
Credo entrambe le cose. Oggi la violenza può essere meno visibile perché non sempre ha bisogno di una presenza fisica. Può attraversare uno schermo, arrivare in qualsiasi momento della giornata, insinuarsi negli spazi che un tempo erano rifugi. Allo stesso tempo, però, è diventata anche più difficile da riconoscere, perché spesso si confonde con il gioco, con l’ironia, con il bisogno di appartenenza a un gruppo. Questo la rende particolarmente insidiosa. Non è necessariamente più forte di prima, ma trova nuove forme per manifestarsi.

Un romanzo che in qualche modo ha curato anche le tue ombre? Che spesso da adulti ci portiamo dietro le ombre del passato…
Scrivere non è una terapia, ma può essere un modo per ascoltare parti di sé che normalmente teniamo in silenzio. Mentre raccontavo Ada mi sono trovata a riflettere sulle ombre che tutti ci portiamo dietro: le ferite dell’infanzia, i momenti in cui ci siamo sentiti soli, le parole che avremmo voluto dire e non abbiamo detto. Non direi che il romanzo abbia curato le mie ombre, ma sicuramente mi ha aiutata a guardarle con maggiore comprensione. E credo che già questo sia un gesto importante.

E dunque il pubblico di questo libro chi è? Alla fine, a chi lo rivolgi per davvero?
Nasce come un libro per ragazzi, perché racconta un’età delicata e cruciale, quella in cui si costruisce l’immagine di sé. Ma mentre lo scrivevo mi sono accorta che stavo parlando anche agli adulti. Molti di noi conservano ancora dentro il bambino o la bambina che sono stati, con le sue paure e le sue ferite. Per questo penso che il libro si rivolga a chiunque abbia conosciuto la sensazione di sentirsi diverso, escluso o invisibile. Ai ragazzi offre una storia in cui riconoscersi; agli adulti, forse, l’occasione di ricordare e comprendere meglio. Ho scritto un libro per ragazzi, ma credo che le sue domande riguardino anche gli adulti. Perché le ombre cambiano forma, ma non smettono mai di accompagnarci.