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Dopo Un Pianeta alla Deriva, Camuti guarda al futuro: un nuovo album e nuove collaborazioni

Con Un Pianeta alla Deriva, il suo EP, Maurizio Camuti porta al centro del proprio lavoro le contraddizioni e le emergenze del presente, interrogandosi sulla direzione intrapresa dalla società e sul ruolo che la musica può ancora svolgere nel generare consapevolezza. In un’epoca dominata dalla velocità delle informazioni, in cui anche le questioni più urgenti rischiano di diventare rumore di fondo, le sue canzoni cercano di restituire profondità a temi che non possono essere ignorati.

Dall’impegno ambientale alla denuncia sociale, passando per la necessità di non cedere al pessimismo, emerge una ricerca artistica che non rinuncia alla speranza e alla possibilità di incidere sulle coscienze. Uno sguardo che si apre anche a nuove collaborazioni e all’incontro con sensibilità autoriali differenti, nella convinzione che la sperimentazione e il dialogo tra linguaggi possano ampliare le possibilità espressive della musica.

In questa intervista, Camuti racconta le motivazioni che attraversano il suo percorso, le responsabilità di chi sceglie di comunicare attraverso le canzoni e i temi che sente ancora urgenti: la tutela del pianeta, il rispetto per gli animali e l’attenzione verso le persone che vivono solitudine e difficoltà sociali.

 

Un Pianeta alla Deriva sembra partire da una domanda implicita: in quale direzione stiamo andando? Se dovesse individuare un solo segnale del nostro tempo che l’ha spinta a realizzare questo EP, quale sarebbe?

Di sicuro il cambiamento climatico le cui cause sono da imputare quasi totalmente agli esseri umani. 

 

Oggi le informazioni sulle grandi emergenze arrivano continuamente, ma spesso producono assuefazione anziché consapevolezza. La musica può ancora interrompere questa indifferenza?

Credo che possa essere uno tra i canali di comunicazione utili per far giungere ad una moltitudine di persone determinati messaggi.

Il videoclip di Miss Mafia utilizza immagini storiche concesse dalla Fondazione Falcone. Come si affronta artisticamente una memoria tanto delicata senza rischiare di trasformarla in semplice cornice visiva?

 

Attraverso i messaggi verbali che implicitamente condannano un fenomeno che si è trasformato negli anni ma sempre presente tra noi.

Nei brani dedicati all’ambiente il pessimismo è evidente, ma non definitivo. La speranza, per lei, è una convinzione personale oppure una responsabilità che un autore sente di avere nei confronti di chi ascolta?

Si tratta sicuramente di una mia convinzione ma penso sia anche una necessità comunicativa affinchè il pessimismo non prenda il sopravvento con conseguente rassegnazione e accettazione del fenomeno. 

Il pubblico musicale contemporaneo ascolta spesso canzoni in modo frammentario, attraverso pochi secondi di un video o di una playlist. Un progetto concettuale come Un Pianeta alla Deriva chiede invece tempo e attenzione. È una sfida anche commerciale?

 

Sicuramente è una sfida controcorrente, in un epoca dove tutto è veloce e dove difficilmente ci si sofferma a riflettere a fondo. 

Sta registrando negli studi Universal un nuovo album che includerà tre testi di Massimo Eretta. Che cosa l’ha convinta a far entrare nella sua ricerca musicale la scrittura di un autore sardo, e quanto conta per lei incontrare sensibilità diverse dalla propria?

Il nostro è stato un incontro casuale, nato dall’ascolto di un brano di Massimo che affrontava il tema dell’Alzheimer. Fin da subito ho percepito quanto il suo modo di scrivere, così diverso dal mio, potesse arricchire il progetto, aprendo nuove possibilità espressive. L’incontro tra le nostre diverse sensibilità e i nostri percorsi artistici è diventato un’occasione per sperimentare linguaggi e forme di scrittura differenti, capaci di trasmettere messaggi molteplici e di offrire nuove prospettive.

Dopo un disco che mette a fuoco le fragilità del nostro tempo, c’è qualcosa che oggi, come autore, sente di non aver ancora avuto il coraggio di dire?

Al momento, sento di aver espresso tutto ciò che desideravo comunicare. Qualora dovessero emergere nuove esigenze o sensibilità differenti, non credo che avrò difficoltà, per il mio carattere, a esprimere con sincerità ciò che vedo e ciò che sento. Credo, piuttosto, che sarà importante riportare al centro alcuni temi fondamentali: il clima, il rispetto per gli animali e l’attenzione verso tutte quelle persone che oggi vivono situazioni di solitudine, fragilità e difficoltà sociali.