ARTE - OPERE

Arte: Ruffo Caselli e le donne di Caricamento

Un video inedito dall’Archivio del Centro per lo Studio Multidisciplinare dell’Esistenzialismo Cibernetico di New York porta alla luce “Le ragazze di Caricamento” e “Primavera”, due oli su tela del ciclo “Portale Donna”

Ruffo Caselli
Le ragazze di Caricamento, 1994

Ci sono opere che aspettano trent’anni per essere capite. Succede a Le ragazze di Caricamento (1994) e Primavera (1995), due oli su tela di Ruffo Caselli (Firenze, 1932 – Ovada, 2020) che l’Archivio del Centro per lo Studio Multidisciplinare dell’Esistenzialismo Cibernetico di New York ha appena pubblicato in un video d’archivio, visibile qui: https://youtu.be/FTc_SiPsblE

Il video propone una lettura nuova dei due dipinti. Lo sguardo si sposta dalla denuncia della violenza esplicita a quella subliminale, la più difficile da riconoscere perché è diventata estetica, pubblicità, normalità: la violenza che trasforma la persona in prodotto e la donna in un fiore reciso da esporre.

Il ciclo “Portale Donna”

Le due tele appartengono al ciclo Portale Donna, avviato nel 1977. In quell’anno  Ruffo Caselli, già tra i fondatori della Cibernetica in Arte, sposta il suo cibernetismo esistenziale dal problema della macchina al problema del corpo.

“Le ragazze di Caricamento”: una pala laica

La prima tela è costruita come una pala laica, con sei figure. A sinistra, di spalle, un uomo con la cravatta a mosaico osserva. Davanti a lui ci sono cinque donne con l’aureola scura, i corpi piegati come in vetrina, davanti a una teoria di arcate dai vetri colorati che l’Archivio accosta al gotico ligure.

Era lo stesso Caselli a spiegare il titolo con la sua ironia agrodolce: “Caricamento, dove si caricavano e scaricavano merci”. Piazza Caricamento è lo storico porto di Genova, e la merce, in questo dipinto, è il corpo femminile esposto. La tecnica è a olio e la composizione ha un rigore quasi medievale, ma il soggetto è contemporaneo.

“Primavera”: l’ultima primavera possibile

Un anno dopo, nel 1995, arriva la risposta. Primavera riprende lo stesso impianto, ma l’uomo è scomparso. Restano cinque figure femminili sole, donne-fiori dai corpi sinuosi, senza volto, con l’aureola scura, davanti a quattro finestre ogivali azzurre.

Il titolo non indica una stagione. È il nome di una nuova collezione, come in un manifesto pubblicitario. Per Ruffo Caselli è l’ultima primavera possibile, quella in cui la donna diventa catalogo.

Ruffo Caselli
Primavera, 1995

Un’opera che parla all’oggi

Nel 1994 non si parlava ancora di sessualizzazione algoritmica, di cataloghi digitali, di corpi trattati come prodotti. Caselli lo aveva già dipinto. A quasi cinquant’anni dal primo Portale Donna, il tema conserva intatta la sua urgenza, ed è la ragione che ha spinto l’Archivio a riproporre le due opere.

“Ruffo diceva sempre che dipingeva dopo essere entrato nella quinta dimensione”, racconta Carmen Gallo, direttrice dell’Archivio e curatrice delle sue mostre. “Un posto fuori dal tempo e dallo spazio dove tutto era possibile. Ma poi le sue opere tornavano nel nostro mondo, quello con i problemi veri, e ti obbligavano a guardarli.”

L’artista e l’Archivio

Ruffo Caselli (Firenze, 1932 – Ovada, 2020) è stato tra i protagonisti della ricerca sulla Cibernetica in Arte e caposcuola dell’Esistenzialismo Cibernetico. Ha esposto in Russia, Corea, Cina e Stati Uniti, e la sua opera è conservata in collezioni pubbliche e private internazionali. In Italia le sue tele sono state presentate a Milano, con la mostra “Ritorno a Milano” negli uffici Azimut di Foro Bonaparte (2023), e a Genova, alla Promotrice Belle Arti Liguria (2025).

Il Centro per lo Studio Multidisciplinare dell’Esistenzialismo Cibernetico è stato fondato a New York nei primi anni Ottanta come salotto privato di conversazione. L’Archivio, diretto da Carmen Gallo, ha come riferimento scientifico http://cybernetic-existentialism.academy