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BRACHA. THE ROOM IS SHARED | Da OGGI – Bracha L. Ettinger all’Hotel Metropole, Venezia / DOMANI press preview

Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, una camera dell’Hotel Metropole sarà sede di una mostra di Bracha L. Ettinger.

Bracha. The Room Is Shared trasformerà la camera ove Sigmund Freud scrisse in parte L’interpretazione dei sogni tra il 1895 e il 1989 in uno spazio onirico di pittura.

Come dichiara la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev, “In un’epoca satura di rumore e velocità, la pittura di Bracha Lichtenberg Ettinger ci invita a rallentare e a sentire-con piuttosto che guardare-a. La stanza diventa uno spazio psichico condiviso in cui la soggettività non è isolata, ma co-emerge attraverso fragilità, cura e attenzione. Qui l’arte non è spettacolo; è un atto di ciò che lei stessa definisce borderlinking (raccordo ai confini).

Sette dipinti, realizzati tra il 2006 e il 2025, si innestano nella vissuta atmosfera veneziana della storica stanza d’albergo. La mostra si dispiega in sette giorni – lo stesso numero delle opere esposte – instaurando una silenziosa corrispondenza tra durata e immagine, tempo e attenzione. Velature color malva, rosso–porpora profondo e bianco lattiginoso lasciano affiorare volti spettrali e forme tremule che emergono e si dissolvono sotto lo sguardo di chi le osserva. Alcune inedite opere video accompagnano i dipinti, estendendo il linguaggio della stratificazione proprio dell’artista all’immagine in movimento, dove il tempo cinematografico diventa un’ulteriore membrana attraverso cui si dispiegano memoria e risonanza.

Da sinistra a destra, Bracha L. Ettinger: Ophelia, Medusa n. 1, 2006-2013, olio su carta riportata su tela, 28 x 24,5 cm; Angelof Carriance n. 3, 2015-2021,
olio su tela, 20 x 20 cm; Annunciation – Birthing – Pieta n. 4, 2017-2021, olio su tela, 25 x 25 cm; Angel of Carriance n. 2, 2017-2021, olio su tela, 25 x 25 cm



Da sinistra a destra, Bracha L. Ettinger: Annunciation, Birthing and a Girl, 2017-2023, olio su tela, 50 x 43,5 cm; Angel
of Carriance –Halala n.3
, 2017-2024, olio su tela, 50 x 50 cm; Eros – Pieta n. 7, 2019, olio su tela, 25 x 25 cm

Si tratta probabilmente della mostra più piccola in corso a Venezia e, a causa della capienza limitata, la prenotazione, benché aperta a tutti, è obbligatoria. Le modalità per prenotare e partecipare saranno rese note il 15 aprile 2026. Ogni trenta minuti, da lunedì 4 a domenica 10 maggio, piccoli gruppi saranno accompagnati dalla hall d’ingresso dell’albergo attraverso il percorso espositivo (si vedano gli orari riportati di seguito).

La mostra comprende anche un’installazione di conchiglie e di cardo mariano. Il cardo richiama la leggenda di una pianta nel deserto che sarebbe cresciuta grazie alle gocce del latte della Vergine Maria mentre allattava Gesù bambino. Da lungo tempo associata alla cura e alle piante medicinali, il cardo mariano diventa qui un silenzioso emblema di nutrimento e resilienza. L’installazione comprende anche conchiglie modellate dalla marea e dal tempo, che intensificano la percezione della stanza come camera risonante, quasi uterina. L’esperienza diventa occasione di prossimità che richiama l’intimità di uno spazio psicoanalitico ed offre al contempo una rilettura femminista della soggettività in chiave contemporanea.

La nota teoria matrixiale dell’artista propone che la soggettività non abbia origine nel trauma della nascita, bensì in una relazione prenatale condivisa (al contrario Freud definiva la nascita del soggetto in tale separazione). A Venezia, questo concetto si traduce in esperienza spaziale: chi guarda entra in ciò che Bracha L. Ettinger intende come uno spazio di confine che non appartiene interamente né a Sé né all’Altro. Per l’artista, la pittura diventa un gesto etico di borderlinking (collegamento di confine) e co-emergence (co-emersione) che contrasta con il nostro mondo attraversato da fratture e divisioni.

La sua opera, profondamente segnata dalla storia personale dei suoi genitori, sopravvissuti all’Olocausto, emerge nella seconda metà del ventesimo secolo, in cui la maggior parte della pittura moderna in Europa si è sviluppata in risposta a tragedie individuali e collettive,” afferma Christov-Bakargiev. “Attingendo sia al proprio retaggio familiare che alla storia dell’arte, l’artista esplora i concetti di trasmissione generazionale, trauma, amnesia e memoria collettive. Le pubblicazioni teoriche di Bracha L. Ettinger nel campo dell’estetica e della psicanalisi, hanno influenzato profondamente il pensiero femminista sull’arte a partire dagli anni Ottanta, così come hanno influito sul lavoro di molti artisti che oggi nel mondo affrontano il tema dell’impatto personale della violenza coloniale. Il suo pensiero sulla intima sonorità dell’arte risuona con il tema di Koyo Kouoh alla Biennale di quest’anno”.

La sede dell’Hotel Metropole, con la sua storia stratificata – orfanotrofio per bambine dal XIV secolo, scuola di musica, albergo dalla fine dell’Ottocento, e ospedale militare durante la Seconda Guerra Mondiale –, agisce come un ospite matrixiale della mostra. Come riflette la proprietaria Gloria Beggiato, “il Metropole ha da sempre accolto artisti, scrittori, musicisti e pensatori da tutto il mondo. Le sue pareti custodiscono le loro storie, e siamo orgogliosi di continuare questa tradizione culturale ospitando progetti che mettono l’arte in dialogo diretto con la storia”.

Situata lontano dal clamore della Biennale, la mostra Bracha. The Room Is Shared offre una pausa e uno spazio protetto di riflessione durante una settimana altrimenti accelerata.

A proposito della mostra, Bracha L. Ettinger poeticamente dichiara: 

“Un angelo è necessario per assistere al dolore e alla bellezza del mondo nei momenti tragici, per volgerci nuovamente verso un futuro umanizzato senza eludere l’agonia. La chiamo Angel of carriance. La sua matrice sta ora sanguinando senza fine. Nella nostra sfera matrixiale odo il tuo silenzio che sussurra, attraverso l’altro, attraverso l’aria, attraverso l’acqua, chiedendomi di respirare con-in-per te. Profondità risuona con profondità. Nella trasformazione metramórfica, lungo le nostre corde trans-soggettive condivise del sub-reale, il co-respirare è un co-nascere nella com-passione”.

Informazioni sulla mostra
Titolo: Bracha. The Room Is Shared

Mostra di opere di Bracha L. Ettinger a cura di Carolyn Christov-Bakargiev
4–10 maggio 2026
Hotel Metropole
Riva degli Schiavoni 4149, Venezia
Vaporetto: San Zaccaria 

Orari:
4–9 maggio: 10:00–20:00
10 maggio: 10:00–13:00 

Visite ogni 30 minuti in gruppi di otto persone. Prenotazione anticipata obbligatoria a questo link

Presentazione alla stampa martedì 5 maggio, ore 10-12, e su appuntamento. RSVP a stampa@stilema-to.it 

Pubblicazione & Eventi
La mostra è accompagnata da un leporello d’artista realizzato appositamente, concepito come estensione del progetto.

Sarà inoltre disponibile una nuova monografia intitolata Bracha Lichtenberg Ettinger, curata da Marie Siguier e Laure Chauvelot del Centre Pompidou insieme all’artista, pubblicata in francese e inglese da Skira, Parigi. Contiene, tra gli altri, saggi di Carolyn Christov-Bakargiev, Donatien Grau, Laure Chauvelot / Marie Siguier e Griselda Pollock, nonché un’intervista di Hans Ulrich Obrist.

Il 4 maggio 2026 si terrà all’Hotel Metropole una tavola rotonda con presentazione del libro; interverranno Marie Siguier, Carolyn Christov-Bakargiev e Bracha Lichtenberg Ettinger. Partecipazione solo su invito. Per informazioni, scrivere a stampa@stilema-to.it.

La mostra è realizzata con il supporto di Andrew Kreps Gallery.

Si ringraziano Gloria Beggiato e la famiglia Beggiato, Alex Fitzgerald, Eleonora Angiolini, Chiara Spangaro, Giulio Ferrarella, Chiara Visentin, Diego Paties, Sofia Prase e Sara Sgrattuzzi.

Bracha L. Ettinger
Photo M. L. Gioffre courtesy the artist

Bracha Lichtenberg Ettinger è un’artista e saggista contemporanea. Nata a Tel Aviv (1948) e attiva a Parigi, è una pittrice, psicoanalista, filosofa e teorica innovativa. La sua teoria matrixiale ha influenzato negli ultimi quarant’anni i campi dell’etica e dell’estetica, degli studi culturali, della teoria e della storia dell’arte, degli studi cinematografici e letterari, dell’ecologia e del femminismo. Tra le sue mostre personali figurano: K21 – Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf (2025); Centre Pompidou (Centre national d’art et de culture Georges Pompidou), Parigi (2024); Castello di Rivoli. Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino (2021-2023); Muzeum Śląskie, Katowice (2018); Museum of the City of St. Petersburg, San Pietroburgo (2013); Musée des Beaux-Arts d’Angers, Angers (2011); Fundació Antoni Tàpies, Barcellona (2010); Freud Museum, Londra (2009); The Drawing Center, New York (2001); BOZAR – Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (2000). Tra le mostre collettive compaiono: Copyists, Centre Pompidou-Metz in collaborazione con Musée du Louvre, Parigi (2025); Dans le flou, Musée de l’Orangerie, Parigi (2025); Artists in a Time of War, Castello di Rivoli, Rivoli-Torino (2023); Colori – GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (2017). Ha partecipato con sale personali alla Kochi-Muziris Biennale (2018-2019) e alla 14th Istanbul Biennial (2015).

I suoi libri, in cui ha sviluppato i temi del trauma transgenerazionale e personale, della memoria, del wit(h)nessing (la parola unisce due termini inglesi: with=con e witnessing=testimonianza), dell’inconscio femminile e materno, della copoiesiscarriance, fragilizzazione, e transattività, includono: The Matrixial Gaze (1995), The Matrixial Borderspace (2006) e Matrixial Subjectivity, Aesthetics, Ethics (a cura di Griselda Pollock, 2020). Sono in preparazione con Routledge Publishing House, London, due nuovi volumi che raccolgono i suoi scritti.

La monografia dedicata all’artista Bracha Lichtenberg Ettinger (2025) che sarà presentata a Venezia durante la mostra curata da Carolyn Christov-Bakargiev, vede la collaborazione di Skira e del Centre Pompidou, istituzione che ha una lunga storia con l’artista, in particolare in occasione delle mostra ELLES (2010-2011), Face à l’Histoire (1996-1997), la sua prima mostra personale (1987) e quella del 2024. Il libro include saggi di Christov-Bakargiev, Donatien Grau, una conversazione con Hans Ulrich Obrist, e testi di Laure Chauvelot /Marie Siguier (curatrici del Centro Pompidou e redattrici della monografia) oltre che di altri autori. Tra le precedenti monografie sull’artista si ricordano: Art as Compassion, a cura di C. de Zegher e G. Pollock (Ghent: MER, 2011); And My Heart Wound-Space (Istanbul: İKSV. Istanbul Foundation for Culture and Arts, 2015). Bracha L. Ettinger ha la cattedra dell’insegnamento di Arte e Psicoanalisi presso la EGS. European Graduate School, Saas-Fee, ed è Professore emerito di Filosofia presso GCAS – Global Center for Advanced Studies, Dublino.

Carolyn Christov-Bakargiev
Photo Rainer Hosch 2026, courtesy Carolyn Christov-Bakargiev

Carolyn Christov-Bakargiev

Carolyn Christov-Bakargiev è Honorary Guest Professor, FHNW University of Applied Sciences and Arts Northwestern, Basilea, Svizzera. È stata Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel 2009 e dal 2016 al 2023. Dal 2009 al 2012 è stata Direttore artistico di dOCUMENTA (13), che si è svolta a Kassel, Germania, oltre che in Afghanistan, Egitto e Canada. È stata capo-curatrice del Castello di Rivoli dal 2002 al 2008, dopo aver ricoperto il ruolo di Senior curator al P.S.1 Contemporary Art Center di New York (oggi MoMA PS1), dal 1999 al 2001.

Christov-Bakargiev ha curato numerose mostre con opere dell’artista Bracha L. Ettinger. Tra queste: La Ville, le Jardin, la Mémoire, Villa Medici, Roma (1998-2000); la 14th Istanbul Biennial (2015); Bracha L. Ettinger. Bracha’s Notebooks, Castello di Rivoli (2021-2023) e Artisti in guerra. Artists in a Time of War, Castello di Rivoli (2023).

Recentemente ha curato nel 2024-25, la mostra Arte Povera alla Bourse de Commerce – Pinault Collection di Parigi, che ha esplorato le radici, lo sviluppo e l’eredità globale del movimento italiano. Christov-Bakargiev è autrice di numerosi libri e saggi, tra cui la sua recente analisi dell’opera di Ettinger (Skira, Parigi, 2025). Ha tenuto numerose conferenze e ha insegnato all’Università di Leeds e alla Northwestern University. Attualmente sta conducendo una ricerca sul tema della libertà artistica, della corporeità e della trascendenza nell’estetica dell’era digitale.

Archival image of the Hotel Metropole, Venice

Hotel Metropole, Venezia

L’Hotel Metropole ha sede in un edificio iconico nel cuore del sestiere di San Marco, un tempo sede dell’Antico Spedale della Pietà, eretto nel 1346 per decreto del Senato della Serenissima per accogliere bambini abbandonati. Questo luogo, nato per accogliere ed educare gli orfani, è raffigurato nella Veduta di Venezia dell’incisore de’ Barbari già nel XVI secolo. L’orfanotrofio, rivolto principalmente a giovani ragazze, divenne celebre nel XVIII secolo grazie alle cosiddette “figlie del coro”, giovani musiciste istruite da Antonio Vivaldi nel nuovo oratorio, dove il compositore scrisse anche Le Quattro Stagioni (1725).

Nel 1760, la nuova chiesa di Santa Maria della Visitazione (o della Pietà) fu progettata da Giorgio Massari come ampliamento dell’edificio principale, collegata al Pio Ospedale della Pietà. Di tutto ciò rimane oggi, come frammento di storia, la cosiddetta “Ruota degli Innocenti”: la porta girevole attraverso la quale, a partire dal XIX secolo, gli orfani venivano affidati alla carità delle monache.

Un ulteriore importante restauro nel 1880 trasformò l’edificio in hotel, con il nome di Casa Kirsch: la data è ancora visibile sulla scala del primo mezzanino. A Casa Kirsch soggiornarono intellettuali e scrittori tra cui, a cavallo del secolo, Sigmund Freud (dal 1895), Marcel Proust (1900) e Thomas Mann (1901).

Freud alloggiò a Casa Kirsch durante le sue frequenti visite a Venezia, e in particolare tra il 1895 e il 1899, anni in cui idea e in parte scrive L’interpretazione dei sogni (1900), come testimoniato dalla corrispondenza con l’amico e collega Wilhelm Fliess. In una lettera del 28 aprile 1897, Freud scrive all’amico: “Ieri sera ho fatto un sogno che ti riguardava. Era un messaggio telegrafico sulla tua posizione: Via. [‘(Venezia) Casa Kirsch]’”. Nel 1987, l’hotel è ribattezzato Hotel Metropole.

Alla fine del 1944 l’hotel fu requisito dall’esercito tedesco per essere usato come ospedale militare, rimanendo attivo fino alla Liberazione nell’aprile del 1945. Nel 1968 la conduzione dell’albergo passa a Pierluigi ed Elizabeth Beggiato, poi tramandata alla figlia Gloria.