DePookan: alchimia, mitologie e suoni dal futuro
Eccolo “Sang et Cendre”, il ritorno dei DePookan di Susy Berni e Nicola Cavina… progetto che oserei definire collettivo che oggi abbraccia anche le maestranze di Nicola Esposto alle percussioni, Fabio Masetti alla batteria, Gian Piero Rezoagli ai cori e Martina Weber alla viola da gamba e Massimo Giuntini alle uilleann pipes (cornamusa irlandese) nel brano “Johnny I Hardly Knew Ye”. Mancavano dagli scaffali dei dischi da oltre 30 anni, un lungo tempo denso di concerti, collaborazioni ed evoluzioni varie che oggi conducono ad un nuovo lavoro di inediti, scritture che custodiscono del “sacro” al suo interno… sembra di fluttuare dentro mondi del futuro, dove il tempo riconduce l’uomo ad origini spirituali, magiche, alchemiche… la tradizione celtica incontra il rock progressivo, l’elettronica, la world music.
Cosa significa per voi rompere un silenzio (discografico) di circa 30 anni? Cosa lo ha determinato e cosa lo ha infranto?
La voglia di dire basta a tutte forme di sopraffazione che vediamo quotidianamente; il parlare della Pace come futuro possibile, con una memoria del passato, ma con gli occhi verso un futuro possibile; I DePookan non sono solo un progetto musicale, è anche un’ amicizia, fatta di stima e di grande rispetto reciproco, fatta di scambi, di idee, di forze differenti, eppure unite verso gli stessi obiettivi.Fare musica è anche questo, fermarsi e denunciare dei fatti con il linguaggio che ci accomuna.
Lo chiedo perché fare dischi oggi sembra quasi un’arte poco conveniente… sicuramente c’è un esubero di informazioni e di opere. Come vi siete approcciati a questo scenario? Cosa ne pensate?
Da una parte è verissimo, quello che dici, dall’altra un disco, non è solo un produrre musica, è un’azione, che mette in moto tante forze, dalla grafica, la parte degli arrangiamenti, il colore da usare, la confezione e l’ascolto che è comunque diverso dalla playlist digitale; un disco fisico per un artista è come una gestazione, un parto vero e proprio, quando pero’ lo vedi , sei felice, hai voglia di condividerlo, hai voglia di farlo ascoltare anche in live, insomma quella emozione hai voglia che venga ascoltata e condivisa ed è bello vedere le persone, il pubblico che batte le mani al suono di quello che hai prodotto. La musica è condivisione, è amore, gioia allo stato puro ed è quello il bello, si torna bambini pieni di stupore, di commozione; credo sia questo il fare un CD.
Oggi la dimensione del disco è un manifesto di resistenza culturale più che di libertà espressiva non trovate? Dopo 30 anni di distanza da questo aspetto dell’arte, che responsabilità e che messaggio avete consegnato al disco come oggetto fisico?
Il primo è fermarsi e pensare alla parola “Pace”, come imperativo, un futuro possibile è questo messaggio. In fatto di resistenze culturali..be’ il disco riafferma la potenza di un’azione; le tracce presenti nel lavoro discografico, vengono pensate, la grafica è curatissima in ogni dettaglio, così da lanciare il messaggio che la musica non è usa e getta, ma è materiale creativo, prezioso e rende importanza all’ascolto fatto con intenzione, su quel preciso lavoro discografico, diventando un dialogo profondo tra il pubblico e noi artisti che dialoghiamo con la nostra arte.
La cura della copertina apre altri scenari: quelli dell’arte visiva. E tu, Susy Berni, in merito hai molto da raccontare. L’arte visiva è una direzione a te cara o sbaglio? La copertina del disco è il raccolto di una mostra… se non erro… vero?
No non sbagli; provengo anche da studi di arte, oltre che studi musicali; l’immagine arriva per me prima di ogni altra cosa, comunica con il suono sempre; si la copertina è il frutto di una mostra che feci presentando l’opera numerata denominata: L’uomo con il cappello; nel momento che dovevamo fare la Cover del CD DePookan Sang Et Cendre, stavamo pensando, io , Nicola ed Aldo ( RadiciMusic Records) a questo; mi venne in mente, questa mia opera che trovammo perfetta per il disco ed insieme la lavorammo in forma grafica e così divento’ la Cover di questo nostro lavoro. Anche del primo De Pookan (anno 1994) la cover era un mio disegno.
Nel disco, pochissimi e rari, sono i momenti in cui risolvete anche con forme “pop”… dunque vi chiedo: ci sono legami anche con la cultura “commercialmente popolare” della canzone?
Il pop è basato in una struttura semplice, orecchiabile, pulita. Eleen Aroon è una ballad all’interno del CD Sang Et Cendre ma i nostri arrangiamenti non sono propriamente pop
Il mix della voce è decisamente il tratto fondamentale del disco. La fiaba dei DePookan nasce prima di tutto dal suono e dal mix della voce. È un obiettivo voluto e ricercato appositamente? Oppure è nato per caso… o magari sono impressioni mie personali che non hanno troppo valore?
La fiaba DePookan, il nostro mondo, nasce con la voce ed il suono. Io e Nicola camminiamo a braccetto ed è ricercato e voluto, quindi no non sbagli. Io Susi, la voce è la colonna portante con i testi e la musica e Nicola con gli arrangiamenti, musica e testi è l’altra colonna. Ci compensiamo, lavoriamo in sinergia, confrontando le nostre idee e composizioni.

