EFFETTO BERGOGLIO: Cosa ne sarà della Chiesa di questo passo?

 

È una domanda che ci dobbiamo porre, credenti o non credenti: “Che cosa ne sarà della Chiesa di questo passo?“. Oramai pare evidente a tutti che almeno in Italia la Chiesa stia perdendo in modo vertiginoso vocazioni e fedeli. Quello che sarebbe dovuto essere il buon Pastore, anziché cercare di riportare le sue pecorelle all’ovile, pare stia facendo di tutto per allontanarle. Insomma, il Gregge sembra essere in fuga dalla Chiesa. E a testimonianza di ciò ci sono anche i dati Istat.

Si pensi che a Venezia, come hanno riportato alcuni quotidiani nazionali, il parroco di Sant’Erasmo, don Mario Sgorlon, ha sospeso le celebrazioni delle messe per mancanza di fedeli in chiesa, e come provocazione ha affisso fuori dalla chiesa un cartello con scritto: «La messa è sospesa per mancanza di fedeli

Nel 2006 una persona su tre (ovvero il 33,4 per cento) dichiarava di andare in chiesa o di frequentare luoghi di culto almeno una volta alla settimana, oggi la percentuale è scesa al 29 per cento. 

È giusto ricordare che la lunga e lungimirante carriera da pontefice di papa Giovanni Paolo II dette modo a Wojtyla di ottenere stima, simpatia e affetto fra la gente, e soprattutto fra i giovani, per il suo carisma, il suo modo di essere e di operare. Quando il pontefice si ammalò una grande folla di fedeli composta da molti giovani fu presente in piazza San Pietro in attesa delle sue notizie di salute.  Commuovente fu come il papa a fatica espresse il suo ultimo pensiero per i giovani«Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E di questo vi ringrazio.» Alla sua morte pianse il mondo intero.

È corretto ritenere quindi che un “Wojtyla due” sarebbe stato difficile da trovare, e perciò la carica che papa Ratzinger andò a ricoprire fu un ruolo molto duro. I fedeli avrebbero voluto un altro papa Giovanni Paolo II. Quale siano state poi le vere ragioni per le quali papa Benedetto XVI abbia dato le dimissioni da capo della Chiesa non lo sappiamo e forse rimarranno per sempre un mistero, a meno che un giorno, lo stesso papa, sveli possibili intrighi che ci potrebbero essere stati dietro a tutto ciò all’interno del Vaticano, come si è provato a fare sulla questione della pedofilia nella Chiesa. Staremo a vedere. Quello che di lui, l’ancora papa a tutti gli effetti, possiamo dire è che sia forse uno scomodo pontefice per la Chiesa che continua a punzecchiarla come nessuno mai aveva ancora fatto. 

Bergoglio, il 13 marzo del 2013, diviene papa. Un uomo di origini italo-argentine, che nel 1958 cominciò il suo noviziato nella Compagnia di Gesù. Un gesuita dall’aria bonaria che pareva essere un sacerdote con buoni propositi. «La mia gente è povera e io sono uno di loro», disse una volta per spiegare la sua scelta di abitare in un appartamento e di prepararsi la cena da solo. La dottrina che insegnava ai sacerdoti era la misericordia. Ha sempre spiegato che «la cosa peggiore che possa accadere nella Chiesa, è quella chiamata mondanità spirituale», il che significa «mettere  sé stessi al centro.»

Ottimi propositi, se non fosse poi che forse sia proprio quello che lui stesso sta facendo: mettersi al centro del mondo, con le sue prediche sull’accoglienza e la misericordia, una maschera che si cela dietro l’indottrinamento che sta cercando di divulgare ai fedeli con le proprie convinzioni e i propri propositi, tutti temi comunque discutibili.

In ogni modo, non sono solo i dati Itat a rivelare il crollo della Chiesa, ma sono anche le percezioni in ognuno di noi, perché sono cose che respiriamo, che udiamo e che vediamo. Ci stiamo trovando di fronte a un situazione della religione in Italia giunta quasi al tramonto. Quasi al collasso! 

Oggigiorno ci troviamo di fronte un pontefice che nelle proprie omelie parla più del problema dell’immigrazione che della passione di Gesù Cristo, per dirne una. Un pontefice forse più politico che religioso.

Ci troviamo di fronte ad un capo della Chiesa controcorrente. L’amato papa polacco Wojtyla si espresse sul tema immigrati dicendo: «Controllare i flussi di migranti.» E ancora «L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.[…]» 

Alle giuste frasi del papa polacco si aggiungono quelle del papa tedesco, Ratzinger: «Il primo diritto del migrante è quello di “non emigrare”.» Questo significa di trovare le condizioni economiche e sociali giuste affinché possa restare nel proprio Paese e quindi metterlo nelle condizioni che possa prosperare anziché essere costretto a cercare fortuna altrove.

Ecco Bergoglio, però, pare che abbia un’altra politica di pensiero. Bergoglio pare comportarsi completamente all’opposto. E tuttavia, almeno in Italia, i risultati sono evidenti…

Ma cosa dire di lui? Sarebbe necessario aggiungere velocemente due paroline, giusto giusto per inquadrare il vescovo di Roma. Tale vescovo, al proprio esordio da pontefice, si presentò bene al mondo cattolico, con quell’aspetto da persona buona, che senz’altro lo sarà…; i suoi modi simpatici e affabili di parlare al prossimo e il sorriso che splendeva come il sole sull’angelico volto da nonno di tutti erano una garanzia. Una bellissima presenza, non c’è che dire. Si è poi smarrito nel lungo andare, fino a spingere intellettuali e giornalisti a voler capire realmente chi fosse Jorge Mario Bergoglio. Ecco dunque che si scoprono gli scheletri nell’armadio dell’arcivescovo argentino. Questi nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 da una famiglia di origini piemontesi. È il primogenito di cinque figli avuti dalla coppia. Ma non è questo che possa di lui interessare quanto ciò che ha fatto.

Secondo quanto scrive l’intellettuale, giornalista e scrittore di Buenos Aires, Horacio Verbitsky, Jorge Mario Bergoglio, eletto papa della Chiesa cattolica, è stato un collaborazionista della dittatura argentina e dei generali.

Erano gli anni ’70 quando l’Argentina viveva alla luce di una dittatura violenta e antimarxista, una tirannia che coinvolgeva civili, militari e religiosi. Di quest’ultimi c’erano sacerdoti cattolici che si erano opposti al regime, ma che hanno pagato poi con la propria vita, mentre altri che assecondavano l’operato del dittatore Rafael Videla, ed altri ancora che vivevano come all’ombra di tutto, negando addirittura quanto stava realmente accadendo. L’Allora provinciale dei gesuiti dell’Argentina, Bergoglio, pare sia stato uno di questi.

Ma dietro al silente atteggiamento dell’arcivescovo della capitale dell’Argentina, Horacio Verbitsky manifesta che ci siano dei documenti tratti dagli archivi del ministero degli Esteri di Buenos Aires, che svelerebbero la collaborazionismo di Bergoglio con il regime di Videla.

Non solo questo, ci sono dichiarazioni scritte da parte di alcune testate che affermano di Bergoglio che abbia svolto da pontefice il ruolo di protettore di amicizie imbarazzanti, che offendono vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. È stato un caso che Gotfried Danneels, cardinale  e arcivescovo cattolico belga, sia stato immortalato vicino a Bergoglio sulla Loggia di San Pietro subito dopo la sua elezione a pontefice, giacché questi ha coperto un vescovo che aveva abusato il proprio nipote? Ed inoltre, Bergoglio ha addirittura invitato lo stesso cardinale al Sinodo sulla Famiglia.

Di fatti analoghi, sempre sul conto di Bergoglio, il pianeta di internet è stracolmo. E dunque a questa persona è stato affidato un incarico così importante e delicato? Complimenti a chi lo ha fatto, i risultati sono evidenti.