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Gate 66: il suono umano di linguaggi programmabili

C’è un’idea precisa tra i “solchi” di questo EP dal titolo “Linguaggio Macchina”, il debutto dei Gate 66: usare codici, synth e immaginari futuribili per parlare di ciò che resta irriducibilmente umano. Il risultato è un suono che si muove tra elettronica retrò, filosofia pop e una scrittura dedita al sapore NEW WAVE che osserva il mondo come se fosse già stato tradotto in un altro linguaggio. Video di A.I. in rete, quel drumming monolitico, compatto, senza sbavature… quelle voci da clubbing glitterato… gli ingredienti non mentono: siamo dentro i flussi industriali degli anni ’90, di mode glamour ostentate… il futuro forse significa anche “Ritorno al passato”… ma con macchine intelligenti…

Che notte è quella raccontata da questo disco?
Una delle tante in cui doveva succedere qualcosa di estremamente importante e poi non è successo nulla, ritrovandoti fuori al freddo con una birra gelata fuori di un pub dove dentro la gente balla sui tavoli e si strona di musica ed altro

Ci troviamo in Italia o nel resto del mondo? Lo chiedo perché il suono ha tanto le sembianze di gusti internazionali…
Grazie per questo grattino sotto il mento che dovrebbe attestare quanto poca musica italiana abbiamo ascoltato in passato. Bruno J nè sarà molto felice. Della musica italiana possiamo dire di avere sempre indugiato su quei brani italiani che cercavano di seguire anche in maniera pacchiana il sound di artisti internazionali.

Un titolo evocativo: siamo ormai tutti dei codici? O dovremmo evitare di diventarlo?
Siamo già tutti dei codici. Inutile e dannoso resistere. Poi, chi vuole può decidere di farlo ma è destinato a diventare un soggetto residuale. E nessuno sano di mente aspira a diventare un residuo della società.

Che l’umanità dunque sia un errore di sistema? E qui sembra di tornare alle grandi pellicole distopiche…
Più che un errore si sistema, il paragone più corretto di sempre rimane quello di VIRUS del pianeta. Che non è una corrente di pensiero creata dall’Agente Smith in Matrix ma un concetto che aveva già espresso in maniera molto compiuta Arthur Schopenhauer: l’umanità essenzialmente si riproduce e consuma. Tutto il bello e il brutto deriva da queste due attività basilari.

E dunque dopo tanto sfarzo tecnologico sia nei suoni che nel video, perché una cover così minimalista?
Se ti riferisci alla copertina dell’EP la decisione sta nel fatto che ogni singolo che abbiamo pubblicato è stato un delirio di creazione d’immagini. Questo giro, seguendo una linea tanto cara a Bruno J, si è deciso di fare qualcosa di diverso, lineare e pulito che riassumesse la stile dell’EP, concentrandosi sulle tracce piuttosto che sulle immagini. Qualche bisticcio sui colori ma alla fine il risultato è stato quello e a noi piace.

Che cosa accade al Gate 66…?
Dopo il rilascio della seconda tranche di filmati UAP di maggio sul sito del Pentagono, siamo giunti alla conclusione che ci hanno trovati oppure è questione di tempo; pertanto, dobbiamo continuare a fuggire nel passato. Forse sentirete ancora parlare di noi, magari in un vecchio articolo di qualche fanzine pubblicato nel 1983.