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Gli Operapop – Quando il bel canto incontra il pop

Francesca Carli (soprano) ed Enrico Giovagnoli (tenore) sono gli Operapop, un duo che fonde il linguaggio della musica pop con l’esperienza del teatro lirico in un mix di grande vocalità e presenza scenica. Formatisi al Conservatorio Rossini di Pesaro e debuttanti a teatro con i titoli più celebri della tradizione operistica italiana, vivono una svolta decisiva nel 2006, quando Luciano Pavarotti li sceglie come interpreti di brani classici reinterpretati in chiave pop.

Il debutto al grande pubblico arriva nel 2009 con la vittoria nella trasmissione di Rai 1 “I Raccomandati”, in duetto con Little Tony su “Torna a Surriento” (Surrender). Da allora il duo si è imposto sulle scene dei principali programmi musicali della televisione italiana ed è stato applaudito sui palchi internazionali: dall’Urbino Press Award di Washington DC alle esibizioni in Libia per il rinnovo della pace tra Italia e Libia, da Pechino all’Avalon Theatre delle Cascate del Niagara fino al CasinoRama di Toronto – diventando ambasciatori del bel canto e della tradizione italiana in Cina, Sud America, Stati Uniti e Russia.

Autori e compositori, gli Operapop hanno pubblicato il singolo d’esordio “Lascia che sia Amore”, anticipatore dell’album “Passione”, e hanno portato la loro storia anche al cinema, come interpreti nel film “Un uomo e una voce – a Beniamino Gigli” e come protagonisti e registi del cortometraggio musicale “L’Immaginario”.

Nel 2023 il singolo “E’ Natale” entra nelle classifiche indipendenti (14° posto Top50 MRadio, 25° posto Indipendenti, 35° posto Indipendenti Italiani) e viene inserito da Spotify nella playlist “Canzoni di Natale”. Nel 2025 l’uscita del singolo “Acqua nel deserto” anticipa il nuovo album in arrivo nel 2026.

A tu per tu con gli OPERAPOP

Negli anni avete contribuito a portare il bel canto a pubblici molto diversi: quanto è importante oggi rendere l’opera accessibile alle nuove generazioni?

È fondamentale avvicinare le nuove generazioni alla musica lirica e, più in generale, alla musica classica. Oggi i ragazzi sono costantemente esposti a un’enorme quantità di generi e linguaggi musicali, nei quali spesso prevale l’impatto immediato rispetto alla profondità del contenuto. L’opera, invece, richiede un ascolto attento, il valore del silenzio, il tempo necessario per cogliere ogni sfumatura e lasciarsi coinvolgere dall’evoluzione della musica e del racconto.

In una società che corre sempre più velocemente, questa può sembrare una sfida, ma è anche una straordinaria opportunità. Crediamo che chi propone musica crossover, come noi, o musica classica abbia il compito di costruire un ponte tra questi mondi, rendendo il bel canto più vicino al pubblico contemporaneo senza snaturarne l’essenza. Quando questo avviene, l’accessibilità non è un obiettivo da inseguire, ma la naturale conseguenza di un linguaggio capace di emozionare e coinvolgere anche le nuove generazioni.

Quanto ha inciso la vostra formazione lirica sul modo di interpretare la musica pop?

La formazione lirica ha rappresentato per entrambi un’evoluzione e un completamento del nostro percorso artistico. Provenivamo da esperienze musicali diverse: Francesca dal pop ed Enrico dal metal. Il conseguimento del diploma in canto lirico al Conservatorio ci ha permesso di acquisire una visione più ampia e completa della musica, sia dal punto di vista interpretativo che compositivo.

Questa esperienza ci ha insegnato che il talento, da solo, non basta per costruire un percorso artistico solido. È fondamentale studiare, comprendere profondamente ciò che si interpreta e vivere la musica con consapevolezza. È necessario vivere quello che si ama e comprenderlo, perché solo comprendendolo riesci a farlo evolvere.

Il vostro incontro artistico con Luciano Pavarotti ha rappresentato una svolta importante: quali insegnamenti portate ancora con voi da quell’esperienza?

Potremmo scrivere pagine e pagine sull’incontro con il Maestro. Luciano Pavarotti brillava di luce propria e possedeva un carisma straordinario, capace di illuminare e motivare chiunque gli fosse accanto. Era anche molto esigente e ti poneva subito di fronte ai tuoi limiti e agli aspetti da migliorare, perché i punti di forza, in genere, si conoscono già.

Ricordiamo ancora con grande emozione la prima volta che siamo stati a casa sua, a Pesaro: è stata una delle giornate più intense della nostra vita. Noi cantavamo e lui ci ascoltava in silenzio, seduto, osservandoci da sotto la visiera del suo cappello di paglia bianco. Il lavoro era sempre serio e intenso, ma alternato a momenti di grande semplicità, anche davanti a un piatto di pasticcini.

Ci ha motivati profondamente e ricordiamo come fosse oggi il momento in cui, dopo aver ascoltato la nostra interpretazione di The Prayer, brano pop da lui richiesto, ci ha guardati e si è congratulato con noi. Conoscendo il progetto che stavamo costruendo, ci ha incoraggiati a non abbandonarlo mai, perché lo considerava qualcosa di vincente.

Guardando al vostro percorso, qual è il ricordo più emozionante vissuto sui palcoscenici internazionali?

Ogni evento è un mondo a sé e regala emozioni uniche, pur essendo tutti accomunati dallo stesso filo conduttore: la musica e il canto. Aver avuto l’opportunità di esibirci in Paesi lontani come la Cina, il Messico, il Giappone e l’Uzbekistan ci ha arricchito profondamente, non solo dal punto di vista artistico, ma anche umano, grazie all’incontro con culture, tradizioni e pubblici diversi. È stato altrettanto emozionante interpretare alcuni brani nelle loro lingue, creando un legame ancora più autentico con le persone.

Con grande affetto ricordiamo anche le esperienze televisive e i talent ai quali abbiamo partecipato sulle principali reti nazionali. Tra tutte, però, una resterà per sempre nel nostro cuore: la vittoria a I Raccomandati su Rai 1. Oltre al successo, ci ha regalato qualcosa di ancora più prezioso: l’amicizia di Little Tony, che ci scelse come suoi artisti. È stato un grande uomo, oltre che un artista straordinario, e il rapporto speciale che abbiamo costruito con lui rimarrà per sempre nei nostri cuori.

Vi siete esibiti in contesti e Paesi molto diversi tra loro: esiste un pubblico che vi ha particolarmente sorpreso per l’accoglienza ricevuta?

Non potremmo mai fare una classifica, perché ogni Paese in cui ci siamo esibiti ci ha regalato emozioni e ricordi indelebili. Ovunque siamo stati accolti con grande calore, affetto e rispetto, e ogni pubblico ha espresso il proprio entusiasmo secondo la propria cultura e le proprie tradizioni. Abbiamo vissuto il calore del Messico, la compostezza di Cina, Corea e Giappone, la spontaneità del pubblico statunitense e canadese, così come il grande affetto ricevuto in Argentina e Uruguay. Ogni esperienza è stata diversa, ma tutte ugualmente preziose.

Se c’è una cosa che possiamo affermare con certezza è che, ogni volta che concludiamo una tournée all’estero e rientriamo in Italia, ci sentiamo ancora più italiani. Portare la nostra musica nel mondo ci fa riscoprire il valore delle nostre radici e ci rende ancora più orgogliosi di rappresentare la cultura musicale del nostro Paese.

 

In radio il singolo “Cuore Mio (Mon Coeur)”  : https://link.astralmusic.eu/operapop_cuore_mio