Laschi (SI) difende l’indifendibile: FdI, “la verità è che Prato ha pagato anni di sfruttamento e illegalità”
Dopo le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal segretario pratese di Sinistra Italiana, Alessio Laschi, che ha attribuito alla comunità cinese il merito di aver “salvato il distretto tessile” accusando al contempo imprenditori “che probabilmente votano a destra” di aver tratto vantaggio dal sistema, arriva la replica del Coordinamento comunale di Fratelli d’Italia Prato.
“Parole che rovesciano la realtà dei fatti” – sottolinea il Coordinamento –. La crisi delle aziende italiane è stata successiva all’espansione del distretto cinese, cresciuto troppo spesso attraverso lavoro irregolare e sfruttamento della manodopera. Senza quella zona grigia di illegalità, Prato sarebbe rimasta un distretto forte e competitivo.
Fratelli d’Italia, al contrario, ha sempre avuto una linea chiara: i controlli nelle aziende iniziarono con la Giunta di centrodestra guidata da Roberto Cenni e il contrasto all’illegalità resta il nostro faro. È stato il centrosinistra a chiudere gli occhi, applaudendo una globalizzazione che trasformava i lavoratori in manodopera da comprimere invece che in una risorsa da valorizzare.
Un fatto resta incontestabile: l’unico candidato sindaco ad aver ricevuto finanziamenti da un’azienda accusata da un sindacato di sfruttamento dei lavoratori è stata Ilaria Bugetti, sostenuta anche da Sinistra Italiana.
“Se oggi Prato paga un prezzo altissimo in termini di degrado e insicurezza – conclude il Coordinamento – non è certo per responsabilità di Fratelli d’Italia, che ha sempre difeso legalità e sicurezza, ma di chi come Laschi e il centrosinistra ha spalancato le porte a un modello di immigrazione e di economia senza regole”.
