LOSTE: un disco dal sapore quasi punk
Quasi punk dicevo nel titolo… quasi perché a ricordare i dischi delle PornoRiviste ci arrivava in faccia soltanto quel muro di suono grezzo, urlato, rabbioso. Qui quando parte la prima traccia “Mi mandi in pressa” sembra di rivivere il suono dei “rinati” DECIBEL, con un sinth che sembra anche uguale a far il verso di soluzioni ampiamente conosciute. Torna Stefano “LOSTE” Morandini e lo fa con “Postumi”, il suo personalissimo esordio dopo aver militato in formazioni storiche del punk italiano, dopo un lungo silenzio dalle scene, dopo la voglia e l’urgenza di non voler più ingoiare questo tempo assurdo di continui postumi… quasi punk anche per questa fase corale della voce impegnata dentro incisi melodici più viranti al pop main stream che alle rabbie della controcultura. Però poi dischi come questo risvegliano ricordi, legami e vissuti tutti personali. Ad ognuno il suo…
Che tempo è stato il tuo tra la scena punk anni ’90 e questo disco?
Molto lungo innanzitutto. Sono passati quasi trent’anni… Praticamente è come se in mezzo ci fosse stata un’altra vita…
Pensi di averla ripresa o comunque ti senti addosso una qualche sorta di responsabilità vero quel pubblico?
In realtà durante i concerti che sto facendo in questo periodo, c’è molto pubblico “di un tempo” quindi vuol dire che (non so se per mio merito o merito della scena) è rimasto l’amore per questo genere. Però c’è anche tanto pubblico nuovo e giovane.
Senti che “Postumi” possa aver chiuso un cerchio? Oppure è l’inizio del nuovo tempo di Loste?
Potrebbero essere tutte e due le cose insieme. Vedremo… Intanto sto scrivendo cose nuove quindi vuol dire che sicuramente qualcosa in futuro ci sarà…
La birra, i postumi… in realtà che tipo di allegoria rappresentano?
Sono elementi che arrivano molto facilmente e che possono essere letti con estrema semplicità / cazzonaggine, ma che in realtà descrivono alcuni disagi piuttosto profondi del nostro tempo: l’isolamento, la falsità dei social, il distacco/fuga dalla realtà, dalle relazioni vere, e da tutto ciò che dovrebbe presupporre un certo “impegno”.
Che poi penso che l’apparenza sia davvero un centro nevralgico per queste canzoni… vero?
Sì. È nevralgico sia nell’aspetto stesso del disco, molto “prodotto”, ma che anche qui vuole sottolineare il confezionamento stesso della realtà che ci circonda, attenta all’apparenza più che alla sostanza. Infatti, una delle cose divertenti del “Post Postumi” sono i concerti che vengono svolti in chiave quasi esclusivamente acustica proprio per andare a fondo delle canzoni e presentarle nella loro natura più cruda.

