MAFIOSI LIBERI GRAZIE AL NOSTRO STATO. POSSIBILE COMPLICITÀ FRA STATO E MAFIA?

La domanda che si fanno in molti é se c’è complicità fra Stato e Mafia e la risposta che ognuno tenda a darsi è chiaramente affermativa. Diversamente non può essere fino a quando continueranno a esserci situazioni analoghe a quelle accadute in Calabria  dove mafiosi sono stati rimessi fuori dal carcere per decorrenza dei termini.

Rosarno, dopo le sentenze sul processo di mafia, denominato «Cosa Mia», partito da un’inchiesta sorta nel 2010 della procura di Reggio Calabria, allora guidata da Giuseppe Pignatone, su presunte infiltrazioni mafiose nella realizzazione dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, che nel 2013 hanno visto arrivare le condanne a 42 imputati e 300 anni di carcere, riconfermate a luglio 2015, ci troviamo oggi, giugno 2016, con dover rifare tutto da capo per decorrenza termini e tre boss imputati con doppia condanna rimessi in libertà. Una barzelletta farebbe ridere meno che dire lo “Stato non è complice della Mafia”.

Negli Anni 80-90 era scoppiata una sanguinosa guerra di mafia fra famiglie della piana di Gioia Tauro, per il controllo sui lavori della Salerno-Reggio Calabria. Dietro al controllo dei lavori per la realizzazione dell’Autostrada era prevista una tangente alle imprese appaltatrici del 3% a beneficio delle cosche, che passavano come uscite aziendali dietro la voce di “tassa ambientale” o “costo sicurezza“.

La sanguinosa guerra di mafia aveva fatto la conta di ben 52 omicidi, un numero devastante di delitti che terrorizza l’interna Nazione, ma ancora di più lascia sgomenta la cittadinanza italiana e soprattutto quella locale che non può sentirsi protetta di fronte a quanto accaduto in sede giudiziaria. Dopo le due sentenze, quella del 2013 e la conferma in appello del 2015, alla Suprema Corte le carte non sono mai arrivate. Sono rimaste ferme in Corte d’Assise a Reggio. Il giudice “Stefania Di Rienzo” non ha depositato le motivazioni della sentenza pur avendo avuto a sua disposizione ben 11 mesi di tempo. Un “incidente di percorso“? Un caso?

Beh, proprio un caso senza precedenti non possiamo dire che sia stato perché in precedenza un’altra decina d’imputati era uscita dalla custodia cautelare sempre per decorrenza di termini. Ma la scarcerazione di questi 3 già condannati, Filippo Morgante, Maria Carmela Surace e Antonino Ciappina, aveva provocato che le giuste reazioni del Ministro della GiustiziaAndrea Orlando. A prendere le difese del giudice, Stefania Di Rienzo, sono intervenuti  tutti i magistrati giudicanti della Corte d’appello, rivendicando  le condizioni di lavoro assolutamente eccezionali per la quantità e la qualità dei processi. Una situazione al collasso, denunciano unanimemente questi giudici. Tutto può essere, ma di fronte a un bollettino di guerra che conta un numero tanto elevato di omicidi, che un giudice non trovi il tempo per depositare in Cassazione le carte che motivino le sentenze di condanna, lascia molti dubbi.  

La certezza è la realtà tanto forte che ci fa rendere conto di quanto sia ben impiantata in questo Paese la criminalità organizzata. La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale di stampo mafioso che fa capo in Calabria e svolge un attività di controllo in ogni settore economico e politico e pure un ruolo di profondo condizionamento sociale nell’intera Regione. Tutto sulla base della forza delle armi.

L’attività principale della ‘ndrangheta è il narcotraffico, segue l’edilizia, con la partecipazione in appalti, gioco d’azzardo, traffico d’armi, usura, estorsione, traffico di esseri umani, rifiuti eccetera. Attività che fanno rendere sino a 52 miliardi l’anno a tali associazioni. Inoltre è ritenuta fra le più potenti organizzazioni criminali del mondo,  con numerose ramificazioni all’estero.