LETTURA - POESIA

MALDOLA RIGACCI: il viaggio delle perle tra storia e destino

Il mare custodisce la prima immagine di “La lunga collana di perle”. Nel prologo una giovane donna perde in acqua un gioiello prezioso, e da quel momento l’oggetto sembra conquistare una propria autonomia, quasi avesse ricevuto il compito di sopravvivere alle persone che lo possiedono. È da qui che Maldola Rigacci costruisce il filo simbolico del romanzo: le vite passano, le epoche mutano, le città cambiano volto, mentre quelle perle continuano a muoversi dentro la storia. E culla così anche quel mio senso inerme di abbandono al tempo che tutto trasforma…

Il racconto entra poi nella Prato del 1862, città già attraversata dai fermenti dell’industria tessile e dei commerci. Vittorio Valentini appartiene a una famiglia che guarda al Mediterraneo come a una grande strada commerciale. Alessandria d’Egitto diventa presto l’altro polo della vicenda, ma non è soltanto uno scenario esotico. È qui che Vittorio incontra Kadigia, sopravvissuta all’epidemia di colera, sola davanti a un futuro che altri sembrano aver già deciso per lei. Kadigia è probabilmente il centro emotivo più riuscito del libro. Non viene costruita come figura semplicemente fragile da salvare: sceglie, insiste, fugge, cambia lingua, abitudini e paese. In una delle immagini più efficaci del romanzo si definisce una cicogna che va dove trova la propria stagione. Dentro quella frase c’è molto del personaggio e forse anche dell’intero libro: vivere significa accettare lo spostamento e dunque anche qui il messaggio diviene per me metaforico e manifesto del quotidiano: vivere significa concedersi all’abbandono delle evoluzioni. La Rigacci alterna ricostruzione storica, avventura e incursioni nel fantastico senza trasformare la magia in spettacolo. Le perle vibrano, scaldano, sembrano intuire le sciagure. “La lunga collana di perle” resta così soprattutto un romanzo di attraversamenti: geografici, sentimentali, culturali. E ogni passaggio lascia qualcosa dietro di sé, come una perla aggiunta a un filo che non sembra voler finire.