Mirco Realdini, la mia TV tra passato, presente e futuro
Conduttore televisivo, autore, produttore e profondo conoscitore del mezzo, Mirco Realdini è una delle figure più riconoscibili della televisione bolognese. Un percorso iniziato giovanissimo e costruito con passione, curiosità e una grande voglia di raccontare. Alle soglie dei 30 anni di carriera, Realdini si guarda indietro senza nostalgia, ma con lo sguardo rivolto al futuro: nuovi progetti, un libro in cantiere e il desiderio di portare la sua esperienza su palcoscenici sempre più ampi. In questa intervista ripercorriamo la sua storia, i programmi più amati, gli incontri indimenticabili e la sua visione della televisione di oggi.
Partiamo dall’inizio. Come nasce in te la voglia di fare televisione?
Avevo 16 anni e mio cugino lavorava come giornalista televisivo. Mi piaceva tantissimo andare a vederlo mentre conduceva il telegiornale. Ogni volta che era in diretta io ero lì, affascinato. Da ragazzino ero uno che parlava molto, ma non sempre veniva ascoltato. Non dico che fossi emarginato, però spesso non venivo preso in considerazione, forse anche per una voce meno squillante rispetto a oggi. Guardando mio cugino davanti alla telecamera ho pensato: “Lì nessuno ti dice di stare zitto, tutti ti ascoltano”. Quella è stata la scintilla. Ho capito che la televisione poteva essere il mio modo per farmi ascoltare davvero.
E da lì è iniziato tutto?
Sì. Seppi che in uno studio vicino stavano cercando un inviato per un programma di intrattenimento che si chiamava Il sette e mezzo di Marchetti. Mi proposi e mio cugino fece da garante, spiegando che ero molto appassionato e preparato. Mi diedero fiducia e diventai opinionista e inviato del programma. Da lì è partito tutto il mio percorso.
Trent’anni di carriera: hai mai fatto un bilancio?
Sì, ci penso spesso. Le soddisfazioni sono state tante. In questi anni ho fatto davvero di tutto: conduttore, autore, produttore e persino agente pubblicitario, perché per produrre i miei programmi andavo personalmente a cercare gli sponsor. Sono soddisfatto di quello che ho costruito, ma le ambizioni non sono finite. Anzi, se devo essere sincero, ho la sensazione che la mia gavetta sia appena terminata. C’è sempre da imparare e il mio obiettivo è arrivare a una rete nazionale, a una televisione ancora più grande. Questi trent’anni sono stati un sogno realizzato, ma anche un punto di partenza.
A quale programma sei più legato?
In realtà a due: il primo è Una giornata con, un format a cui sono molto affezionato. Passavo un’intera giornata con un artista, girando per la città e raccontando la sua carriera, dalle origini fino all’ultimo disco. Ho lavorato con artisti come Iva Zanicchi e Rita Pavone, e spesso finiva che cantavamo anche insieme. Era un programma molto seguito: andavo nei centri storici a raccogliere le opinioni della gente sull’artista, belle o brutte che fossero, e poi le riportavo all’interessato. Questo creava momenti molto divertenti e autentici. Il secondo è Caffè con Vista, il programma più lungo della mia carriera: 13 anni. Nel 2015 abbiamo realizzato un’edizione speciale in diretta su 7 Gold nazionale dal Festival di Sanremo. Conducevo da Sanremo collegandomi con Milano e ho intervistato tutti i protagonisti di quell’edizione, compresi i super ospiti.
A proposito di Sanremo, quali incontri ricordi come più memorabili?
Senza dubbio Romina Power. È l’intervista più bella dei miei 30 anni. Durante quell’edizione di Sanremo mi chiamò lei e mi disse: “Mirco, vieni in hotel, ti aspetto in camera”. Arrivai lì mentre fuori c’erano colleghi Rai e Mediaset ad aspettarla. Io invece salii direttamente da lei. L’intervista durò quasi un’ora ed è ancora oggi seguitissima su YouTube, con quasi 160 mila visualizzazioni. È stato un momento incredibile. Poi sicuramente Rita Pavone, Iva Zanicchi, Angela dei Ricchi e Poveri, con cui ho anche condiviso una bellissima serata nel suo agriturismo in Piemonte. Gli incontri memorabili sono stati tanti, ma questi li porto davvero nel cuore.
Guardando la televisione di oggi: cosa ti piace e cosa invece non ti convince?
Mi piace molto il fatto che si stia dando spazio ai giovani. Amo i grandi conduttori storici – come Pippo Baudo o Maurizio Costanzo – ma è giusto che oggi ci sia un ricambio generazionale. Seguendo canali come Real Time, La9, TV8 o Sky, vedo tanti volti nuovi e questa è una cosa positiva: la tv deve parlare a tutte le generazioni. Quello che invece non mi convince è la ripetitività di certi format. Alcuni programmi vanno avanti da troppi anni senza essere davvero rinnovati. Mi piacerebbe vedere più varietà, magari riprendendo format del passato e rivisitandoli in chiave moderna: un grande varietà, con musica, ballo, gioco e ospiti, ma pensato per il pubblico di oggi.
Sanremo resta il grande evento televisivo italiano. Che idea ti sei fatto del cast di quest’anno?
Sanremo è una vera macchina da guerra. È il programma più seguito d’Italia e ogni dettaglio diventa notizia.
Negli ultimi anni il Festival si è rinnovato molto, soprattutto aprendo alle nuove generazioni. Oggi il target è molto più giovane rispetto al passato e questo è un grande merito. Il cast di quest’anno, televisivamente parlando, funziona: ci sono artisti storici e nomi più giovani. Anche chi non conosce alcuni cantanti sarà curioso di scoprirli. E la curiosità, a Sanremo, è tutto.
Chiudiamo con il futuro: cosa dobbiamo aspettarci da Mirco Realdini?
Ho un’idea a cui tengo molto: scrivere un libro sui miei 30 anni di carriera. Ho tantissimi aneddoti da raccontare e mi piacerebbe trovare una casa editrice disposta a credere nel progetto. Inoltre sto pensando a un nuovo format televisivo: un’intervista diversa dal solito, molto più intima, dove l’ospite si racconta davvero, andando oltre le domande di rito. Un talk show “a nudo”, capace di scavare nel profondo del personaggio. Il futuro? È ancora tutto da scrivere. E io ho ancora tantissima voglia di raccontarlo.
