Nascerà la nuova Islalia, e quali saranno le conseguenze?
Islalia non è un errore di battitura ma una percezione che riguarda il futuro della nazione! Il settimanale diocesano d’informazione <<Parola di Vita>>, il 7 gennaio 2016, scriveva “Italia islamizzata? Rischio praticamente impossibile“; ma alla luce dei fatti odierni tale certezza crolla. Il fenomeno d’islamizzazione nel nostro territorio, per quanto non fosse misurabile da statistiche oggettive, è visibile. Ne prendiamo atto anche dal fatto che taluni sindaci – per esempio – sono accorsi alle celebrazioni del Ramadan. Insegnanti che hanno portato i loro alunni all’interno delle moschee. E perciò sarebbe indispensabile rendersi conto di quanto sta accadendo, perché ciò non si limita a un ampliamento culturale, giacché nel cuore di questa situazione s’incarna un qualcosa di più profondo: un qualcosa anche di spirituale e di politico.
Ma procediamo un passo alla volta. Iniziamo dicendo che quella che molti vorrebbero far passare per inclusione, porta a pensare che ci siano dietro altre ragioni. Ragioni politiche? Ragioni religiose? Tutte e due? Chissà! Ma il far togliere il crocifisso dalle scuole non si tratta solo di voler mostrare apertura verso altre confessioni, si tratta più di voler cancellare 2000 anni di storia che ci appartiene. Due millenni della nostra cultura. Si tratta di dimostrare debolezza e perciò un invito ad essere conquistati. Ad essere sottomessi. Se a questo aggiungiamo, altresì, casi come accaduto a Oristano, dove la maestra Marisa Francescangeli è stata sospesa per 20 giorni (per di più con stipendio decurtato) semplicemente per aver fatto recitare in classe un’ “Ave Maria“, c’è molto da riflettere. C’è molto da riflettere soffermandoci sul proposito che i suoi piccoli alunni sono tutti di credo cattolico. Direbbe il giornalista Daniele Capezzone: “Siamo arrivati alla follia!”. Si giustifica l’Ufficio scolastico ritenendo che non si tratti di nessuna finalità ideologica. Ma intanto si continuano a costruire nel nostro territorio moschee: moschee anche abusive e nessuno interviene. Ma intanto costatiamo foto di bambini di un asilo cattolico in ginocchio dentro una moschea, per allacciarci con quanto detto prima. Informazioni che riporta il “Correre della Sera”, l’iniziativa di una scuola paritaria di Susegana (Treviso), che ha condotto i suoi alunni in gita all’interno di un tempio islamico. Per di più con la piena approvazione politica. Una maniera per remare contro le nostre millenarie tradizioni.
Con questo non si voglia incolpare la religione islamica, non sarebbe corretto demonizzarla, però le cronache riportano che molte azioni criminose – tra cui gli attentati – sono state organizzate da falange estremiste islamiche proprio all’interno di alcuni luoghi di culto mussulmani.
Nel condominio italico, la presenza di mussulmani esprime una “minoranza significativa” sempre più crescente. Se nel 2016 le statistiche registravano la partecipazione sul nostro territorio di circa 2,9 milioni di mussulmani, e cioè il 4,8% della popolazione straniera, oggi, a distanza di nove anni, è arrivata a calcolarne circa il 30%. Un dato oggettivo che li denomina il gruppo religioso maggioritario tra gli stranieri. Un dato che supera sia i cristiani sia gli ortodossi.
“Mea culpa” è una locuzione latina alla quale il popolo italiano si può attenere giacché complice della crisi demografica che attanaglia questo Paese. Per quanto siano vere le intrinseche giustificazioni che fanno appello all’inflazione galoppante e i redditi bassi, alle mancate garanzie del posto fisso nei luoghi di lavoro, alla durata del lavoro stesso in generale, va riconosciuta una mancata volontà di fare figli. Un tempo fare figli era una risorsa per la famiglia, oggigiorno è un debito. Un debito non solo monetario ma pure d’indipendenza. Ci sposiamo più tardi e la fertilità in una donna diminuisce. In compenso, dall’altra parte del Mediterraneo, troviamo un bel po’ di gente che prolifera a tutto spiano, con l’intenzione, altresì, di imporsi nel nostro territorio. E con le politiche d’inclusione presenti in Italia, certe persone trovano un terreno assai fertile su cui seminare.
Dinanzi a quanto appena detto, l’intero Paese si spacca in due: da una parte troviamo i negazionisti a sostengo che si tratti di semplici illazioni da parte di una fazione politica per suscitare del terrorismo psicologico tra la gente al fine di odiare lo straniero, dall’altra parte chi risponde con i fatti di cronaca che testimoniano arresti di cellule terroristiche di matrice islamica indotte a compiere atti di violenza con finalità di terrorismo. Lo scopo di tali organizzazioni jihadiste è di arruolare e convertire quante più persone possibili a quella che loro definiscono la “guerra santa“.
Dalle indagini portate avanti dalla polizia, sono emerse alcune delle terrificanti chat tra fondamentalisti islamici. Chat contenenti frasi in cui chiedevano ad Allah – per citarne una –di permettere loro di annientare tutti i miscredenti e di espandere la corretta dottrina nella Terra di Roma che un giorno sarà governata dalla Sharia. È un’evidente dichiarazione di guerra! Non solo contro le nostre religioni, ma persino contro la nostra politica giacché nella loro cultura non è previsto un netto distinguo tra politica e religione . La Sharia, appunto, (che è la legge islamica) non solo dirige gli aspetti religiosi, ma anche quelli politici, quelli sociali, e pure quelli economici che riguardano la vita dei musulmani. A tali propositi l’Islam non può essere dichiarata una religione di pace, le istigazioni alla violenza sono riportati anche nei loro testi sacri. Come possiamo trovare addirittura nel Corano, un versetto recita infatti: “Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la Gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati” (Corano, Sura IX, versetto 29).
E inoltre, è di non molti giorni fa l’arresto a Milano di un ragazzo che si definiva “L’incubo dei grattacieli”. La denuncia riguardava apologia di terrorismo. Si tratta di un 16enne di origini iraniane che manifestava nel web il proprio sostegno allo Stato Islamico, pubblicando contenuti inneggianti attentati di matrice jihadista. Nel 2023, a Taranto, – per rimanere in tema – un altro minorenne, di origini tunisine, fu condotto davanti al giudice per rispondere del reato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Ce ne sono ancora tanti altri di casi analoghi. Un altro 17enne, originario del Camerun, a maggio sempre del 2023, fu portato in carcere con l’accusa di propaganda e proselitismo dello Stato Islamico, mettendosi a disposizione per eventuali attentati a Ponteranica (BG).
Ciò che sorprende alla luce di certe verità, è prendere atto della maniera accidiosa con cui organi competenti, politici e persone affrontano la questione. Una negligenza che potrebbe costare cara ai postumi. Ma si tratta realmente di negligenza quella da parte dello Stato?
C’è da stare attenti di non fare di un’erba un fascio, perché la stragrande maggioranza di mussulmani non appartiene alla sfera terroristica e magari non è neppure violenta, tuttavia vi è quella minoranza fondamentalista ben radicata all’interno delle comunità che sarebbe da individuare, cosa del tutto difficile.
È ovvio di non sapere se dietro a tali negligenze istituzionali ci siano progetti ben definiti provenienti dall’alto, quello che possiamo dire è di stare attenti. Probabilmente la Nazione non si sta rendendo conto (o forse sì) che è lei a cercare d’integrarsi piano piano alla religione che ospitata, quando dovrebbe essere quest’ultima a doverlo fare con quella ospitante. E non ci troviamo di fronte al credere o al non credere in Dio, non si tratta di essere Cristiani o atei, bensì siamo dinanzi al tracollo di una cultura dominante nel territorio da 2mila anni circa. È questo che l’Italia vuole? È questo ciò che vogliono gli italiani? Se la sentono le donne di sottomettersi alle leggi islamiche? Se la sentono le femministe di indossare il burka, o semplicemente il velo, anche quando le temperature raggiugono i 40gradi?
ciale.
