NOTIZIE E INFORMAZIONI

Oltre i limiti del tempo: la storia dei DJ set più lunghi del mondo

La storia della musica elettronica e del clubbing non è fatta solo di hit da classifica o di spettacolari giochi di luce, ma è anche, e forse soprattutto, una cronaca di straordinaria resistenza fisica e mentale, un territorio di confine in cui l’espressione artistica si fonde con la pura sfida biologica. Quando si parla dei DJ set più lunghi della storia, è necessario tracciare una linea netta tra due mondi paralleli ma profondamente distanti: da un lato le maratone certificate dal Guinness World Records, veri e propri tour de force regolamentati al millesimo, e dall’altro i leggendari long set della cultura underground, dove il legame tra il selettore e la pista da ballo si dilata fino a perdere la cognizione del tempo.

Nel mondo dei record ufficiali, la sfida non è solo musicale, ma è una lotta spietata contro la privazione del sonno. Il regolamento del Guinness è notoriamente rigido: il DJ accumula appena cinque minuti di pausa per ogni ora di musica completata, e può decidere di spenderli subito o di accumularli per concedersi dei micro-sonni. Inoltre, la musica non può mai fermarsi, le tracce non possono essere ripetute se non dopo molte ore e deve sempre essere presente un pubblico minimo a ballare. In questo scenario di puro ascetismo elettronico, il primato assoluto appartiene all’italiano Fabrizio Morero, noto d’arte come Faber Moreira, che nel maggio del 2024 a Saluzzo ha polverizzato ogni limite precedente suonando per ben 244 ore e 2 minuti, l’equivalente di oltre dieci giorni consecutivi. Moreira ha affrontato l’impresa come un atleta olimpico, preparandosi per due anni insieme a medici, nutrizionisti e personal trainer. Per resistere alle allucinazioni visive e uditive causate dalla stanchezza estrema, si è affidato a micro-risvegli assistiti da collaboratori muniti di campanelli, pronti a scuoterlo non appena le sue palpebre cedevano sul mixer. Prima di lui, la vetta era occupata dal nigeriano DJ Obi, che nel 2016 a Lagos si era fermato a 240 ore tonde, un’impresa titanica sostenuta da flebo di vitamine e dal calore della sua comunità, superando il precedente record del polacco Norberto Loco, capace di suonare per 200 ore a Dublino nel 2014, e quello dell’australiano Smokin’ Joe Mekhael, che nel 2012 aveva resistito per 168 ore a Sydney.

Lontano dai cronometri dei giudici ufficiali, la club culture ha sviluppato una propria filosofia dei set a oltranza, priva di pause programmate o di regolamenti esterni. Qui il motore non è il record fine a se stesso, ma la ricerca dell’estasi collettiva, il viaggio psichedelico che solo una selezione musicale senza fine può generare. In questo contesto, il festival rumeno Sunwaves, che si tiene sulle spiagge di Mamaia, è diventato il tempio internazionale dell’endurance techno e minimal. È proprio su quella sabbia che nel 2015 la DJ tedesca tINI e l’americano Bill Patrick hanno dato vita a un memorabile back-to-back di 31 ore, passandosi il testimone traccia dopo traccia in una simbiosi artistica perfetta. Pochi anni dopo, nel 2018, sullo stesso palco il maestro della techno Dubfire ha spinto i limiti del solismo esibendosi per 26 ore e 30 minuti senza interruzioni, manipolando le frequenze e ipnotizzando una folla che si rigenerava col passare delle ore. Anche l’Italia ha scritto pagine indelebili in questo albo d’oro non ufficiale grazie a Joseph Capriati, che nel 2017 al club Heart di Miami ha firmato un set leggendario di 25 ore, un flusso sonoro ininterrotto che ha ridefinito gli standard della night-life americana.

Tuttavia, l’arte del set infinito affonda le sue radici nella New York degli anni ’90 e dei primi anni 2000, dove pionieri come Danny Tenaglia hanno costruito la propria reputazione proprio sulla durata delle loro performance. Nei leggendari club Vinyl e Arc, i set di chiusura di Tenaglia erano veri e propri rituali sciamanici che superavano regolarmente le venti o ventiquattro ore. In quelle situazioni, l’assenza di pause strutturate imponeva strategie ingegnose per i bisogni primari: i DJ storicamente selezionavano tracce eccezionalmente lunghe, i cosiddetti tool o versioni estese che potevano durare anche quindici o venti minuti, per avere il tempo di correre in bagno, sgranocchiare frutta fresca o massaggiarsi le gambe legnose, mentre nei rari momenti di crisi un DJ di supporto poteva lanciare un disco per concedere un attimo di respiro al titolare. Che si tratti di un tentativo di entrare nella storia dei primati o di una notte che si prolunga fino al giorno successivo e oltre, queste maratone sonore dimostrano come la musica elettronica sia un linguaggio capace di dilatare lo spazio e il tempo, trasformando la consolle in un altare di pura resistenza umana.

Il Covo dei DJ – Michael B DJ

Chi sono? Sono Michael, un DJ e producer che ha trovato nella musica un modo per comunicare con il mondo. Sono riuscito a trasformare la passione per la musica elettronica in una carriera, vincendo vari concorsi e firmando contratti con etichette discografiche in Italia e all’estero. Le mie produzioni spaziano dalla house alla techno. Ho avuto l’opportunità di collaborare con radio in tutto il mondo e dal 2016 mi dedico al mio programma radiofonico, B-Tronic. Continuo a esplorare nuove sonorità e a condividere la mia visione musicale, raccontando una storia attraverso ogni DJ set, ogni traccia e ogni articolo scritto qui all'”Edicola delle Notizie”.

SEGUIMI SU INSTAGRAM: michaelb_dj