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Paga o resti a casa: così i concerti sono diventati un lusso da ricchi (e da indebitati)

Nel cuore della nostra era digitale, dove la musica è a portata di click, un fenomeno in controtendenza sta ridefinendo il nostro rapporto con l’arte e l’intrattenimento, il ritorno al live, con i suoi eccessi e le sue contraddizioni. Un tempo serate di svago accessibili, i concerti sono diventati, per molti, un lusso che affligge soprattutto le generazioni più giovani.

La parabola dei costi è vertiginosa, se negli anni ’90 un biglietto si aggirava intorno ai 40€, oggi si superano facilmente i 110€ per un singolo evento. La pandemia ha agito da catalizzatore, scatenando un’autentica “fame” di esperienze reali e condivise. La domanda è esplosa, trasformando il settore in una macchina da soldi inarrestabile. Tour mondiali come quello di Taylor Swift hanno fruttato cifre record, superando i 2 miliardi di dollari di incasso.

Tuttavia, questo boom nasconde un paradosso. La Generazione Z, che già affronta stipendi bassi e affitti alle stelle, si trova di fronte a una scelta difficile. L’86% di loro ammette di avere paura di spendere troppo per i concerti. E così, c’è chi risparmia per mesi, chi si indebita pur di non perdersi l’evento dell’anno, arrivando a viaggiare in altri continenti per seguire il proprio idolo. Alla pressione economica si aggiunge la FOMO, la paura di restare esclusi da un’esperienza collettiva percepita come imperdibile.

Ma il vero cuore pulsante di questa industria non sono più i biglietti. L’epoca dello streaming, con i suoi margini minimi, ha costretto il settore a reinventarsi. I concerti sono diventati il fulcro dove si generano profitti reali, non tanto con l’ingresso, ma con il merchandising, i pacchetti VIP, i viaggi e gli alloggi che fanno lievitare la spesa media dei fan a livelli impensabili fino a pochi anni fa.

Questo fenomeno non riguarda solo il pop o il rock. Il mondo della musica elettronica, con i suoi festival e club, è da sempre un terreno fertile per queste dinamiche. Se un tempo era accessibile a tutti, oggi partecipare a eventi come il Tomorrowland o l’Ultra Music Festival può richiedere un investimento considerevole per biglietti, voli e alloggi. Anche qui, il valore non è solo nell’ascolto della musica, ma nell’immersione in un’esperienza totale che combina arte, spettacolo e socializzazione.

All’orizzonte emergono però alternative, concerti in realtà virtuale o ibridi, esperienze digitali interattive e nuove forme di community online che cercano di abbattere le barriere economiche e geografiche. Basteranno a bilanciare l’élite del live?

Il risultato è un’industria che corre a ritmi forsennati, con costi che superano di gran lunga l’inflazione e che ha visto la musica dal vivo trasformarsi da uno spazio culturale e identitario in un prodotto di consumo d’élite. Emerge così la domanda, l’esperienza dal vivo sta diventando un privilegio riservato a pochi, o un sacrificio che la passione spinge a compiere, a qualunque costo?

Michael B DJ

Chi sono? Sono Michael, un DJ e producer che ha trovato nella musica un modo per comunicare con il mondo. Sono riuscito a trasformare la passione per la musica elettronica in una carriera, vincendo vari concorsi e firmando contratti con etichette discografiche in Italia e all’estero. Le mie produzioni spaziano dalla house alla techno. Ho avuto l’opportunità di collaborare con radio in tutto il mondo e dal 2016 mi dedico al mio programma radiofonico, B-Tronic. Continuo a esplorare nuove sonorità e a condividere la mia visione musicale, raccontando una storia attraverso ogni DJ set, ogni traccia e ogni articolo scritto qui all'”Edicola delle Notizie”.

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