Quando un istante cambia tutto: Ellen, “Niente Conta” e la responsabilità di raccontare. L’intervista
Dopo l’uscita di “Niente Conta”, brano nato da un incidente avvenuto sulla Statale 106 e di cui vi abbiamo parlato qui, Ellen torna sul significato più ampio di quel racconto. In questa intervista, l’artista riflette sul confine tra esperienza personale e responsabilità pubblica, sul senso della prevenzione e su cosa può ancora fare la musica quando sceglie di non semplificare.
La Statale 106 è tristemente nota come “strada della morte”: quanto è stato importante per te contestualizzare la tua storia dentro un problema più ampio?
Ho raccontato quello che è successo senza filtri dando voce alla verità, questo per me è fondamentale. Cerco sempre di dar voce a ciò che è giusto, sono molto legata a questo concetto.
“Niente Conta” nasce da un’esperienza personale ma parla anche di sicurezza stradale e fragilità quotidiana: pensi che la musica possa aprire riflessioni civili?
La musica è da sempre politica, come molti dei gesti che commettiamo e dei luoghi quotidiani che frequentiamo. Non tutta la musica lo è ma sono certa che anche con piccoli spunti si possa fare la differenza.
Nel brano emerge l’idea che basti un istante per cambiare la traiettoria di una famiglia: cosa ti ha insegnato questo sul concetto di prevenzione?
Spesso le cose accadono a prescindere dal nostro controllo. Io ero alla guida, non stavo usando il telefono, stavo rispettando i limiti di velocità, non vi era distrazione alcuna, eppure è successo. La prevenzione come concetto generico credo sia importantissima in ogni aspetto delle nostre vite, mai smettere di farla.
Raccontare un incidente senza spettacolarizzarlo è una scelta precisa: quanto è stato delicato trovare il giusto equilibrio nel racconto?
Ammetto essere stato piuttosto difficile, fino all’ultimo ho titubato, finché mi sono chiesta cosa ci fosse di sbagliato del dare l’immagine completa della storia dietro il brano e mi sono risposta che forse gli avrebbe solo dato un valore aggiunto, una contestualizzazione e non una spettacolarizzazione.
Secondo te, perché spesso ci accorgiamo di ciò che conta solo dopo un evento traumatico?
Non so dare una risposta esatta, forse non esiste e non ne esiste solo una.
Credo si possa dire che il timore di perdere qualcosa ci permetta di rivalutare le nostre priorità: perdere una persona importante, perdere la libertà di condurre la propria vita, perdere i sensi che ci permettono di esistere.
Se questo brano arrivasse a chi percorre ogni giorno quella strada, cosa speri possa lasciare?
Consapevolezza.
