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REA: il fascino fragile dei sogni volanti

REA non ha paura di salire a bordo del suo “Futuro Dirigibile”: un album d’esordio che sa di sospensione e slancio, di riflessione e meraviglia. Tra le pieghe di un dirigibile che attraversa l’aria con l’eleganza dei sogni impossibili, REA racconta la propria traiettoria nel mondo della musica, tra vulnerabilità e intuizioni potenti, tra silenzi estivi e temporali interiori. Un dialogo che svela la bellezza di chi non ha timore di viaggiare leggero, pur portando dentro mondi interi.

«Se dovessi spiegare il perché di Futuro Dirigibile direi che rappresenta perfettamente il mio rapporto con la musica. Avete mai visto un dirigibile? Probabilmente no, perché ce ne sono pochissimi al mondo, appena una ventina, e sono stati quasi subito surclassati dagli aerei. Eppure, nell’immaginario collettivo conservano un certo fascino…d’altronde, sono imponenti: il più grande al mondo è lungo quanto venti autobus messi in fila. Ma la cosa più straordinaria ancora è che, nonostante le dimensioni, trasporta solo una manciata di persone, qualche decina al massimo. Ecco, per me, questa è la metafora perfetta della musica: un universo sterminato, che a tratti sembra irraggiungibile, ma che resta visibile a tutti ed è pressoché impossibile da ignorare. Ma come ogni cosa, per quanto bella e maestosa, può svanire in un istante: non era così raro leggere di dirigibili esplosi, per un motivo o per un altro…. In quei momenti il privilegio di viaggiare su un mezzo tanto straordinario e raffinato perdeva ogni valore di fronte alla fine dell’esistenza. Non so quale sarà il destino del mio dirigibile ma il viaggio è così affascinante che ho pagato il biglietto e ci sono salita». REA