NOTIZIE E INFORMAZIONI

“Sapori per la Pace” nelle mense: ora parlano i documenti. Sardi (FDI): “Bambini e famiglie meritano rispetto. Il Sindaco chieda scusa”

CONSIGLIERE COMUNALE DI CARMIGNANO – Giovanni Sardi

Sulla vicenda dell’iniziativa “Sapori per la Pace” nelle mense scolastiche del Comune di Carmignano è arrivato il momento di mettere da parte le polemiche e guardare ai fatti. Perché, dopo l’interrogazione consiliare e l’accesso agli atti, oggi non si discute più per impressioni o slogan: parlano i documenti ufficiali trasmessi dal Comune e dal gestore del servizio di refezione scolastica.

L’iniziativa, promossa come progetto “tematico” con finalità dichiarate di sensibilizzazione culturale, ha previsto la somministrazione di menù ispirati a Paesi interessati da conflitti internazionali. È bene chiarirlo subito: la nostra posizione non è mai stata contro un menù perché palestinese. Sarebbe stata identica se il progetto avesse riguardato il Perù, l’India o qualsiasi altra parte del mondo. Il problema non è l’origine geografica o culturale di una ricetta, ma il fatto che la mensa scolastica non è un palcoscenico. È un servizio pubblico essenziale che riguarda bambini molto piccoli – dall’infanzia alla primaria – e che deve avere come priorità assoluta nutrizione, salute, serenità delle famiglie e trasparenza.

È proprio per questo che, già a dicembre, il consigliere comunale Giovanni Sardi (Fratelli d’Italia) aveva presentato un’interrogazione consiliare chiedendo chiarimenti su come fossero state informate le famiglie, se fosse stata garantita una reale possibilità di scelta, quali criteri nutrizionali fossero stati applicati e quale fosse stato il grado di adesione dell’utenza. Domande legittime, tutt’altro che ideologiche, che riguardano il buon funzionamento di un servizio delicatissimo.

Successivamente, attraverso l’accesso agli atti, sono arrivati i numeri. E qui la vicenda cambia completamente prospettiva. Nella risposta ufficiale inviata al consigliere, il Comune ha trasmesso i dati forniti dalla società Qualità & Servizi, che certificano per la giornata dell’11 dicembre uno spreco alimentare fuori scala. Secondo l’analisi “plate waste” del gestore, lo scarto è stato “decisamente superiore alla media”: circa il 69% sul primo piatto, il 74% sul secondo e il 59% sul contorno. Numeri che non hanno bisogno di interpretazioni e che raccontano meglio di qualunque polemica cosa sia successo realmente in refettorio.

Ma c’è un aspetto ancora più grave che emerge dagli atti. Dalla documentazione risulta infatti che non viene rilevato né il numero dei pasti rifiutati dai bambini al momento della distribuzione, né quello dei pasti non somministrati e rimasti inutilizzati. In altre parole, di fronte a uno spreco enorme, mancano persino alcuni strumenti basilari per una valutazione completa dell’impatto dell’iniziativa. «Sentirsi rispondere “dato non rilevato” – sottolinea Sardi – quando si parla di bambini e di alimentazione, non è accettabile. Qui non siamo davanti a una questione tecnica, ma a un problema di responsabilità».

I riepiloghi degli ordini trasmessi dal Comune mostrano inoltre un ricorso significativo a pasti in bianco e a pasti personalizzati o speciali in diversi plessi scolastici, segnale evidente di un disagio e di una richiesta di alternative da parte delle famiglie. Anche questo dato conferma che il tema della “scelta consapevole” non era una forzatura politica, ma una necessità reale.

Di fronte a questo quadro, la stessa Qualità & Servizi ammette che in futuro, in caso di menù etnici, verrà proposta una sola portata “sperimentale”, mantenendo il resto su piatti dal gradimento consolidato. Una correzione che arriva dopo, quando ormai l’esperimento è fallito e le conseguenze sono state pagate dai bambini.

In queste settimane, invece di rispondere nel merito alle domande poste, il Sindaco ha scelto la strada dell’attacco personale, arrivando ad accusare il consigliere Sardi di strumentalizzare la vicenda e di fare politica “sulla pelle dei bambini”. Oggi, alla luce degli atti ufficiali trasmessi dal Comune stesso, quelle parole appaiono ingiuste e fuori luogo. Non si strumentalizza quando si chiedono dati, trasparenza e responsabilità. Si esercita il proprio dovere di amministratore.

Alla luce dei numeri oggi noti, il problema non è chi ha sollevato la questione, ma chi ha avallato un progetto sbagliato, gestito male e corretto solo dopo il fallimento. Per questo, invece di continuare con post e polemiche, sarebbe stato più serio chiedere scusa alle famiglie e ai bambini, riconoscere l’errore e impegnarsi a non ripeterlo.

«La mensa scolastica – conclude Sardi – deve tornare a essere ciò che è: un luogo di tutela e di cura, non uno spazio per messaggi simbolici o iniziative calate dall’alto. Chiediamo scuse e chiediamo regole chiare per il futuro. Su salute e alimentazione dei bambini non si scherza, e non si arretra di un millimetro».