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Time in Jazz: grande successo e partecipazione per il festival diretto da Paolo Fresu tra Berchidda (Ss) e gli altri tredici comuni del nord Sardegna coinvolti nella trentanovesima edizione

Time in Jazz dà i numeri della trentanovesima edizione:
dodici giornate, oltre settanta appuntamenti, quasi duecento artisti,
più di cento volontari, uno staff di centocinque elementi, trentamila presenze;
grande successo e partecipazione per il festival diretto da Paolo Fresu
tra la sua Berchidda e gli altri tredici comuni del nord Sardegna coinvolti.

Si è chiusa con circa trentamila presenze la trentanovesima edizione di Time in Jazz, che nell’arco di dodici giornate – dal 19 al 21 giugno e dall’8 al 16 agosto – ha portato la musica e le tante attività del festival ideato e diretto da Paolo Fresu in quattordici comuni del nord SardegnaBerchidda, naturalmente, e Alà dei SardiArzachenaBanariBortigiadasBudoniLoiri Porto San PaoloLurasOlbiaOschiriPorto RotondoPuntaldiaSan TeodoroSant’Antonio di GalluraTempio PausaniaViddalba.

Un’edizione che, sotto il titolo Kind of blue, preso in prestito dallo storico album del 1959 di Miles Davis, ha reso omaggio al centenario della nascita del grande trombettista afroamericano. Un tema che non è rimasto una semplice cornice, ma ha attraversato il programma generando progetti musicali, commissioni originali e riletture della sua opera, trovando declinazioni anche negli incontri, nei libri, nei podcast, nelle attività per l’infanzia e nelle altre iniziative del festival. Il filo conduttore di Miles Davis ha così contribuito a tenere insieme linguaggi, discipline e pubblici diversi, nel segno della curiosità e della ricerca che da sempre caratterizzano Time in Jazz: più che un festival musicale, un progetto culturale diffuso, che insieme alla musica abbraccia letteratura, arti visive, sostenibilità ambientale, formazione e attività dedicate ai più piccoli.

Il bilancio dell’edizione numero trentanove di Time in Jazz ha restituito innanzitutto la dimensione di un festival sempre più ampio e articolato: oltre settanta appuntamenti tra concerti, incontri, laboratori, mostre, dj set e altre attività, con un numero complessivo ancora maggiore se si considerano separatamente le numerose iniziative che hanno animato le dodici giornate. Quasi duecento gli artisti e i vari ospiti coinvolti, per circa l’80 per cento musicisti, ma anche scrittori, attori, performer, fotografi, educatori e didatti.

Sul versante musicale, il pubblico ha incontrato nomi di primo piano della scena internazionale e italiana, da Nicholas Payton, Nils Petter MolværBugge WesseltoftTheon Cross e Andrea Motis ai Kokoroko, passando per Fabrizio BossoAmii StewartApparat e naturalmente Paolo Fresu, protagonista anche dello spettacolo Kind of Miles, uno dei momenti centrali dell’omaggio a Davis. Tra gli appuntamenti più attesi, anche il concerto di Diodato a L’Agnata, nella dimora di Fabrizio De André, e poi ancora tanta musica con i dopo concerto di Time After Time, i live del FestivalBar nei locali di Berchidda, i progetti originali di Insulae Lab (il centro di produzione musicale di Time in Jazz), le parate musicali della Bandakadabra per le vie del paese.

Ma la trentanovesima edizione è stata anche un festival di incontri, parole e altri linguaggi. A completare il programma sono stati i momenti dedicati alle arti visive e gli appuntamenti con scrittori e protagonisti della cultura come come Salvatore NiffoiAlessandro BergonzoniReno BrandoniPaola Caridi; perfettamente in sintonia con il tema di questa edizione è stata la partecipazione, in videoconferenza, di Ashley Kahn, firma illustre della critica jazzistica, autore del saggio “Kind of Blue: storia e fortuna del capolavoro di Miles Davis”; mentre Time to Children, la sezione del festival dedicata ai più piccoli, come sempre ha offerto a bambine e bambini un coinvolgente percorso articolato di laboratori, spettacoli, narrazioni e attività musicali.

A dare forza a questa dimensione del festival è stata anche una scelta precisa di accessibilitàOltre l’80 per cento degli spettacoli musicali e il 90 per cento delle attività complessive sono stati proposti gratuitamente. Una scelta che ha permesso a circa trentamila persone di incontrare artisti di prim’ordine, attraversare i territori e vivere un’esperienza culturale realmente aperta e condivisa. La gratuità ha così rappresentato uno dei punti di forza del festival, portando la musica e le altre attività a un pubblico ampio e diversificato e rafforzando il rapporto con le comunità che hanno ospitato gli appuntamenti.

Particolarmente forte è stata la risposta del pubblico alle cinque serate in Piazza del Popolo a Berchidda, le uniche con ingresso a pagamento, con quattro sold outTutto esaurito anche per il concerto di Diodato all’Agnata, così come è stata molto alta l’affluenza negli altri comuni e località coinvolti, dove le capienze previste dai piani di sicurezza, necessariamente limitate, non sempre hanno consentito di contenere l’intero pubblico accorso agli eventi.

Numeri importanti, ai quali si è aggiunto il lavoro di una macchina organizzativa che ha coinvolto oltre cento volontari e uno staff di centocinque elementi, impegnati a rendere possibile un appuntamento che, ancora una volta, ha trasformato il territorio in un grande palcoscenico diffuso. Con il coinvolgimento di quattordici comuni, il festival ha confermato uno dei tratti distintivi di Time in Jazz: la capacità di mettere in relazione Berchidda, il paese che da quasi quarant’anni ne rappresenta il cuore, con un territorio più vasto, costruendo ogni anno nuove occasioni di incontro tra musica, paesaggio e comunità. Anche in questa edizione, infatti, i concerti hanno attraversato luoghi molto diversi tra loro, spesso lontani dagli spazi tradizionali dello spettacolo: piazze e centri abitati, ma anche pinete, spiagge, santuari, chiese, un campo da golf, l’aeroporto di Olbia Costa Smeralda e la nave della Sardinia Ferries in servizio tra la penisola e la Sardegna sono diventati, per un giorno o per una sera, luoghi della musica.

È proprio questa capacità di uscire dai consueti circuiti dello spettacolo un altro degli elementi più riconoscibili del progetto Time in Jazz. Il festival non si limita infatti a portare artisti e pubblico in una serie di sedi, ma costruisce attorno alla musica un’esperienza del territorio, invitando a scoprire paesaggi, architetture, spazi naturali e comunità attraverso una diversa modalità di ascolto.

La trentanovesima edizione si è conclusa dunque con un bilancio che va oltre i numeri. Le circa trentamila presenze, gli oltre settanta appuntamenti nell’arco di dodici giornate, i quasi duecento artisti e protagonisti, il lavoro di staff e volontari raccontano la dimensione raggiunta da Time in Jazz, ma soprattutto confermano la forza di un progetto che da quasi quarant’anni continua a mettere in relazione musica, persone e territorio. Dalle piazze ai paesaggi naturali, dai grandi palchi ai luoghi più raccolti, ancora una volta il festival ha costruito una rete di ascolti e incontri, lasciando sul territorio la traccia di un’esperienza condivisa.

E proprio ora che l’estate volge al termine, per Time in Jazz è già tempo di guardare avanti. «Capidanni, in sardo logudorese, è il mese di settembre. Il tempo in cui tutto inizia: si chiude idealmente un ciclo e se ne apre un altro. Dopo aver dato i numeri di questa edizione, possiamo affrontare con cognizione il nuovo tempo», osserva Paolo Fresu«Time in Jazz è il nuovo tempo del jazz e a noi piace dare numeri: quelli di un’edizione di grande successo e partecipazione, ma anche di grande musica e di tanti innesti umani, artistici e creativi. Numeri che raccontano ciò che è stato e ci accompagnano verso ciò che sarà».

L’appuntamento è dunque alla prossima edizione, la quarantesima: un traguardo importante verso il quale Time in Jazz si avvia già con lo sguardo rivolto al futuro.