Il 3 novembre esce “Anguane”: Joe Schievano mette in musica il rapporto tra uomo e acqua, dalle sorgenti alle centrali idroelettriche
L’acqua che scorre libera, quella che attraversa una centrale idroelettrica, quella che incontra una diga e quella che, all’interno di un ecosistema, rischia di perdere le condizioni necessarie alla vita.
Sono alcune delle dimensioni raccontate da “Anguane, songlines of water”, il nuovo album del compositore e sound designer Joe Schievano, in uscita il 3 novembre 2026.
Il progetto nasce dal documentario “Anguane, le voci dell’acqua”, scritto e diretto da Giovanni Pellegrini e prodotto da Ginko Film, che mette in relazione le tradizioni mitologiche del Veneto con il rapporto contemporaneo fra l’essere umano e le risorse idriche.
La colonna sonora, realizzata da Schievano con la partecipazione vocale di Maria Roveran, utilizza i suoni raccolti nei territori attraversati dal film, dalle Dolomiti alla Laguna di Venezia.
Per comporre i venti brani dell’album, il musicista ha registrato sorgenti, torrenti, cascate, cavità sotterranee, anfibi e pietre di fiume, includendo anche le frequenze generate dalle turbine idroelettriche e i rumori prodotti dalle infrastrutture.
Il materiale ambientale diventa parte della composizione attraverso elaborazioni sonore, droni, synth bass e interventi vocali.
La presenza delle attività umane acquista progressivamente maggiore spazio nell’album.
In “Turbine Elegy”, le basse frequenze dei generatori idroelettrici si inseriscono nella struttura musicale, mentre “Cataclasis” accompagna il cedimento di una diga attraverso una frattura sonora.
“Conurbation” richiama l’espansione degli insediamenti urbani e la continuità di cemento e asfalto che modifica il territorio.
“Anoxia”, invece, affronta la mancanza di ossigeno negli ambienti acquatici, traducendola in una composizione nella quale le frequenze alte vengono progressivamente eliminate.
Il rapporto fra musica e ambiente si sviluppa anche attraverso il mito.
Le Anguane sono creature femminili appartenenti alle leggende alpine e venete, tradizionalmente associate alle sorgenti, ai fiumi, ai boschi e alle grotte.
Nel documentario diventano figure attraverso le quali interrogare il rapporto fra l’essere umano e il territorio.
Una delle narrazioni racconta di un sovrano che tenta di impossessarsi di un fiume, costruendo dighe e canali per controllarlo. L’Anguana che incontra lo avverte delle conseguenze che potrebbero derivare dalla pretesa di dominare le forze naturali.
È una storia immaginata per il film, ma il suo riferimento alle risorse idriche richiama questioni ambientali contemporanee.
Il comunicato che accompagna il progetto cita i rilevamenti ISPRA sulla disponibilità delle risorse idriche rinnovabili in Italia e i monitoraggi ARPAV relativi alla qualità delle acque venete, con particolare attenzione alla presenza di contaminanti come fitofarmaci e PFAS.
La componente scientifica del documentario si affianca a quella mitologica attraverso gli interventi di biologi, speleologi e attivisti, mentre Maria Roveran interpreta vocalmente le Anguane attraverso respiri, emissioni atonali, lamenti e stratificazioni corali.
Il disco segue così il passaggio da un paesaggio dominato dagli elementi naturali a un ambiente nel quale le trasformazioni prodotte dall’uomo diventano parte della stessa materia musicale.
La conclusione è affidata a “Lithophone”, composizione realizzata a partire dal suono di due pietre di fiume, che costituisce anche il tema principale del documentario.
Il film di Giovanni Pellegrini è stato presentato in prima assoluta nel giugno 2026 a CinemAmbiente, per poi partecipare al Film Festival della Lessinia, all’Euganea Film Festival e ad Adrikà.
Dall’8 novembre sarà proiettato nelle sale del Veneto, con appuntamenti e incontri con gli autori.
L’album “Anguane, songlines of water”, disponibile dal 3 novembre, precede dunque l’uscita cinematografica e propone un percorso musicale nel quale la condizione dei paesaggi acquatici viene raccontata attraverso i loro stessi suoni.
