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L’intervista a Francesco Guadagnuolo – Dal CNAO all’Orto Botanico: il viaggio di Guadagnuolo tra arte, scienza e natura nel nome di Beuys

Dal CNAO all’Orto Botanico: il viaggio di Guadagnuolo tra arte, scienza e natura nel nome di Beuys

All’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, Francesco Guadagnuolo è stato invitato a partecipare alla mostra internazionale “Germigliati semi”, curata da Antonio Gasbarrini e Mariano Cipollini, presentando un ritratto di Joseph Beuys che nasce dalla sua esperienza nei luoghi della cura del CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia.

 Tecnologia, fragilità, comunità e natura: un percorso che unisce due città e due visioni della cura contemporanea, attraverso il Transrealismo Umanizzante di Guadagnuolo.

La mostra coinvolge trenta artisti in un dialogo collettivo sulla Scultura Sociale ed è visitabile fino al 5 settembre 2026 presso l’Orto Botanico di Collemaggio a L’Aquila.

 

   Tra le riflessioni emerse quella di Francesco Guadagnuolo il quale ha offerto una lettura filosofica del pensiero beuysiano.

D. Maestro Guadagnuolo, il suo percorso unisce Pavia e L’Aquila. Come nasce questo dialogo?

Guadagnuolo: Nasce dalla cura. Al CNAO di Pavia ho presentato, all’interno di una mia personale, un’opera sulla fragilità del corpo umano, sulla sua lotta quotidiana con la ‘malattia’ e sulla speranza che la tecnologia può generare. All’Orto Botanico di Collemaggio a L’Aquila, all’interno della mostra “Germigliati semi” curata da Antonio Gasbarrini e Mariano Cipollini, la fragilità è quella della natura: un organismo che porta le tracce delle sue ferite e della sua capacità di rigenerarsi. Sono due luoghi che chiedono attenzione, due organismi che raccontano la vulnerabilità contemporanea. La cura del corpo e la cura delle piante sono due capitoli della stessa responsabilità estetica.

D. “Germigliati semi” coinvolge trenta artisti. Che cosa rappresenta questa coralità?

Guadagnuolo: Rappresenta la Scultura Sociale di Beuys nella sua forma più viva. La mostra non è un insieme di opere: è un organismo collettivo. Trenta artisti, trenta sensibilità, trenta modi di interpretare la fragilità della natura e della comunità. Il mio ritratto di Beuys s’inserisce in questo coro come un punto di risonanza: un omaggio che dialoga con le altre opere, con il giardino, con la città dell’Aquila nel suo anno di Capitale Italiana della Cultura.

D. Il ritratto di Joseph Beuys è il fulcro della sua presenza all’Orto Botanico. Perché Beuys oggi?

Guadagnuolo: Perché Beuys è ancora il pensatore più radicale della cura contemporanea. La sua Scultura Sociale è un metodo per ampliare la coscienza, difendere la natura e trasformare la comunità. Esporre il suo ritratto in un giardino scientifico significa riportarlo nel cuore della sua visione: la natura come interlocutrice, non come cornice. Nel ritratto che ho realizzato, la croce beuysiana s’intreccia ai frammenti anatomici rossi della collezione “I luoghi del corpo”: sono le ferite dell’uomo contemporaneo, la sua frattura cognitiva.

D. Che cosa ha portato dal CNAO all’Orto Botanico?

Guadagnuolo: La consapevolezza che la tecnologia può essere un atto di cura. Il Sincrotrone del CNAO non è una macchina: è un organismo pulsante. All’Orto Botanico, la natura è un organismo che pensa. Due mondi diversi, ma entrambi generano vita. La cura non è un gesto: è un ecosistema.

D. Il suo Transrealismo Umanizzante porta una novità rispetto a Beuys. Qual è questa novità?

Guadagnuolo: Beuys lavora sulla comunità, io sull’individuo. La Scultura Sociale modella il mondo; la Scultura Interiore modella la coscienza. Il Transrealismo Umanizzante di Guadagnuolo nasce dalla frattura cognitiva dell’uomo contemporaneo: un uomo che ha perso la sua unità, la sua armonia, la sua capacità di percepire la realtà nella sua profondità. Il mio lavoro attraversa la realtà per raggiungere la sua dimensione interiore. Se Beuys ha creato la Scultura Sociale, io cerco di creare la Scultura Interiore: un processo che cura la coscienza, non solo la comunità. È la mia risposta alla crisi percettiva del nostro tempo.

D. La fragilità sembra essere il filo rosso tra CNAO, Orto Botanico e Beuys. Perché?

Guadagnuolo: Perché la fragilità è un luogo di rivelazione. Al CNAO la fragilità è il corpo. All’Orto Botanico la fragilità è la natura. Nel ritratto di Beuys la fragilità è la coscienza. Sono tre forme della stessa ferita. La cura consiste nel trasformare quella ferita in conoscenza.

D. In conclusione: che cosa ci dicono oggi Beuys e Guadagnuolo sulla cura contemporanea?

Guadagnuolo: Che la cura è un’opera collettiva. Che la vulnerabilità non è un limite, ma una possibilità. Che l’arte può contribuire a guarire l’umanità perché è una forma di responsabilità verso la vita. Io cerco di rendere attuale ciò che Beuys aveva intuito: la cura dell’uomo e la cura della natura sono la stessa cosa.