LETTURA - POESIA

Monica Campolo: il thriller di un amore tossico

Con “Il fiore del male”, Monica Campolo firma un thriller psicologico intenso e avvincente, capace di sondare le profondità più oscure dell’animo umano e regalandoci una lettura che in qualche mondo sa rendersi mai scontata nonostante l’impatto non sia del tutto allegorico e “poetico”. Un linguaggio che i dotti direbbero fin troppo “pop”, ma in senso alto del termine sia chiaro. Il romanzo segue due trame parallele: quella di Viola, giovane donna borghese di Torino travolta da una passione tossica per un musicista inquieto, e quella di Alessio, detenuto nel braccio della morte negli Stati Uniti per un crimine che giura di non aver commesso.

La Campolo costruisce un intrigo fatto di tensione e introspezione, atmosfere claustrofobiche, inevitabile suspense che non sempre si lascia prevedere e attendere come da copione. Direi che il tassello principale di tutta la narrazione sta proprio nella profondità psicologica con cui la Campolo costruisce e caratterizza i personaggi: una dedizione che gli rende merito e definisce in senso totale ogni scelta, ogni ossessione, tutto rispecchia la percezione dell’autenticità, tutto diviene preciso e puntuale, mettendo in luce fragilità, manipolazioni e contraddizioni interiori. La scrittura, dicevamo, elegante, parca nel dosare momenti di lirismo a scene di tensione pura, mentre il finale, e qui come da copione forse, rimescola ogni certezza. La musica anche: il riferimento a elementi reali e al mondo della musica rock definisce l’ennesimo ponte di contatto con la vita che abbiamo attorno… un thriller dunque di quotidianità, di suspense, ma anche una riflessione sincera sulla giustizia, sul desiderio e sulla responsabilità personale.

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