Fratelli d’Italia, per il tramite dei propri rappresentanti istituzionali e territoriali in Val di Bisenzio e in Provincia di Prato, interviene sul nuovo sopralluogo “per fare il punto” sulla mobilità in vallata, con esponenti regionali e provinciali tutti riconducibili all’area PD e con i sindaci della vallata, anche loro espressione della stessa filiera politica. Lo diciamo con rispetto ma con estrema chiarezza: ma chi pensano di prendere in giro? Qui la gente non vive di parole: vive di realtà quotidiana. Una SR325 fragile e pericolosa, frane e chiusure a ripetizione, code interminabili, e treni spesso inaffidabili che complicano la vita a pendolari, studenti e imprese.
La SR325 è insicura da anni e i collegamenti ferroviari restano deboli: non è un problema nato ieri. È una criticità strutturale che la vallata subisce da troppo tempo. Eppure il copione è sempre lo stesso: sopralluogo, dichiarazioni, promesse. Poi passa il tempo, e la Val di Bisenzio resta al punto di prima.
I sindaci nella Val di Bisenzio ci sono dal 1946, la Regione Toscana dal 1970. In questi quasi 80 anni nei Comuni e oltre 55 anni in Regione, a governare è sempre stata la stessa area politica.
E allora la domanda è inevitabile: chi ha creato questi problemi?Il punto è proprio questo, e i cittadini lo vedono benissimo: vengono a proporre soluzioni a problemi che loro stessi hanno generato e lasciato crescere. In Provincia e in Regione, da decenni, governa sempre la stessa area politica: se un problema resta lì per anni, non può essere sempre “colpa di qualcun altro” o del destino. A un certo punto la responsabilità ha un nome: mala gestione, inerzia, scelte rimandate.E sulla SR325 c’è un dato che va detto senza giri di parole: dal 2001 la competenza è della Regione Toscana.
Sono 25 anni. Venticinque anni in cui si sono succeduti annunci, tavoli, sopralluoghi, studi e “ipotesi di viabilità alternativa”. E allora la domanda che si fanno famiglie, pendolari e imprese è una sola, semplicissima: in 25 anni, cosa hanno fatto davvero? Perché se dopo un quarto di secolo siamo ancora qui a parlare di “alternative” e “valutazioni”, il problema non è la complessità: è il tempo perso.Oggi si presentano “per fare il punto”, come se la Val di Bisenzio fosse un territorio da scoprire adesso.
Ma il punto è sotto gli occhi di chiunque: queste criticità sono cresciute anno dopo anno sotto la stessa filiera politica che ha avuto in mano Comuni, Provincia e Regione per decenni. E ai cittadini questa scena suona come una beffa: prima si lascia incancrenire tutto, poi si torna con le foto e le parole.
E non c’è solo la mobilità. Mentre si fanno passerelle sulla SR325 e sul treno, i cittadini vedono peggiorare anche i servizi essenziali: un trasporto pubblico locale su gomma sempre più fragile e incerto, soprattutto nelle aree periferiche come la vallata, da quando è stato imposto il modello Autolinee Toscane, voluto dall’allora governatore Enrico Rossi (PD) quando era in carica. E sulla sanità territoriale il copione è identico: arretramenti e decisioni che ricadono sempre sugli stessi, come dimostra la riorganizzazione della guardia medica notturna a Vernio, che nei fatti ha lasciato la comunità più scoperta proprio nelle ore più delicate
.La Val di Bisenzio non ha bisogno di annunci. Ha bisogno di decisioni, risorse vere, tempi certi e soprattutto di una cosa che manca da troppo: assunzione di responsabilità. E se dopo 25 anni la Regione non è stata capace di garantire sicurezza e programmazione sulla SR325, allora servirebbe almeno un gesto di onestà: alzare bandiera bianca, ammettere il fallimento e chiedere formalmente di trasferire la gestione allo Stato, perché questa vallata non può restare ostaggio dell’incapacità di chi governa.
Un’ultima domanda, legittima e doverosa, riguarda il criterio con cui è stato organizzato questo sopralluogo.
Se si tratta di un’iniziativa istituzionale sulla mobilità di un territorio, allora deve essere istituzionale fino in fondo, non a geometria variabile.Perché, infatti, è stato coinvolto il consigliere regionale Matteo Biffoni, eletto nel collegio di Prato, e non è stata coinvolta anche Chiara La Porta, anch’essa consigliera regionale eletta nello stesso collegio (Prato e provincia)? Con quale logica si selezionano gli interlocutori, quando si parla di infrastrutture e servizi che riguardano tutti i cittadini, non una sola parte?Se la risposta è che si trattava di una visita “politica”, allora la si chiami per quello che è. Ma se la visita viene presentata come “istituzionale”, non può diventare un evento di parte.
Le istituzioni non sono un palcoscenico: sono un dovere verso la comunità, e devono rappresentare tutti, non solo chi governa.Ecco perché chiediamo trasparenza e rispetto: o si lavora davvero per il territorio, coinvolgendo tutti, oppure si ammetta che si sta usando la cornice istituzionale per promuovere iniziative di partito.Dopo decenni di governo locale e regionale, non si può più far finta di nulla.
Chi ha governato deve spiegare perché questi problemi non sono mai stati risolti, invece di limitarsi a riproporre l’ennesima visita istituzionale. I cittadini non sono ingenui. E la Val di Bisenzio è stanca di essere presa in giro.
FIRMATOMatteo Mazzanti – Segretario Provinciale FDI
Giovanni Sardi – Capogruppo in Provincia di Prato
Marco Curcio – Capogruppo in Consiglio comunale, Vernio
Emanuela Paci – Coordinatore comunale FDI Vaiano e Consigliere comunale, Vaiano
Christian Gramigni – Coordinatore Comunale FDI, Cantagallo