NUOVE RIVELAZIONI SUL CASO PANTANI

di Roberto Fiordi (19/03/2016)

Nella realtà le rivelazioni sul Caso Pantani tanto nuove non sono. Già nell’ottobre di due anni fa, e precisamente il 20 e il 21, l’ex boss della Comasina, Renato Vallanzasca, aveva dichiarato ai carabinieri che su delega del procuratore della Repubblica di Forlì-Cesena, Sergio Sottani, erano andati a sentirlo, che il ciclismo era sporco e che qualcuno, nel ’99, gli aveva suggerito di scommettere qualche milione su qualsiasi altro corridore all’infuori di Pantani.

Impensabile poteva sembrare in quel momento che l’indiscusso campione del ciclismo potesse perdere il Giro, ma il camorrista in carcere gli aveva confidato: «Il pelatino non finirà la corsa». E così, infatti, è stato.

Non solo, cinque anni dopo lo stesso pelatino si spegnerà, per overdose, in una stanza del Residence Le Rose di Rimini che adesso non c’è più perché demolito, ma sono fatti ancora tutti da chiarire.

La causa che ha procurato la morte all’invidiato campione del ciclismo sappiamo tutti che stata è la cocaina, e sappiamo bene che la cocaina è uno stupefacente che agisce nel sistema nervoso e che se preso in dosi eccessive e prolungate può causare la morte.

È appunto il caso di Pantani.

Ma la vera causa che ha portato alla morte il nostro campione è un’altra. È accaduto per mano della criminalità organizzata di stampo mafioso, conosciuta con il nome di Camorra.

L’etimologia di questo termine non la conosciamo, ci sono varie ipotesi: c’è chi sostiene che possa derivare dalla città biblica “Gomorra” per similitudini fonetiche e perché, secondo la narrazione della Bibbia Gomorra è stata una delle cinque città distrutte da Dio per la corruzione che vivevano i suoi abitanti. Oppure la parola potrebbe derivare dal nome di un indumento usato nel Medioevo dai fannulloni napoletani. O potrebbe risalire al castigliano “Camorra” che significa guaio, problema. L’ipotesi può essere anche quella che il nome si riferisca a quei locali dove veniva fatto il gioco d’azzardo frequentato soprattutto da gente di malaffare.

Ma ci sono ancora molte altre ipotesi sulla natura di questo nome; ma la cosa che sappiamo per certo è che la Camorra è un’organizzazione di stampo malavitoso nella costante ricerca del profitto illegale a ogni costo.

Nonostante che abbia radici ben più remote, negli anni ’70 il vero boom della Camorra è stato il contrabbando di sigarette, che aveva il centro di smistamento a Napoli, ma che successivamente il traffico di stupefacenti ha preso il suo posto decorando le casse della Camorra e di tutte le organizzazioni criminali con proliferi guadagni, sino a diventare la fonte maggiore di reddito.

Oggi, però, è emersa un’altra realtà. Una realtà nuova.

Dalle intercettazioni dei carabinieri del Ros e della polizia di Stato, uno degli indagati ha ammesso testualmente: «Rende più della droga e si rischia meno che con il traffico degli stupefacenti».

Ma che cosa rende più della droga e fa rischiare meno? Sembra impossibile, ma dalle intercettazioni pare proprio che siano il gioco d’azzardo e le scommesse.

Sembra quasi di ascoltare la sinfonia di don Vito Corleone nel film Il Padrino, quando dice a Sollozzo che la droga è sporca e che il business è rischioso.

Con il gioco d’azzardo la Camorra fa i soldi tramite sale giochi e centri di scommesse illegali. E in questi giorni i Ros hanno smantellato a Caserta un giro di scommesse che fruttava una decina di mila euro al giorno e hanno condotto agli arresti ben cinque persone con l’accusa di associazione mafiosa, concorrenza illegale e ricettazione.

La signora Tonina, madre di Pantani, in un’intervista ha dichiarato che Marco le aveva confessato di essere stato raggirato dal marcio che ruota attorno al mondo delle scommesse e che quanto accaduto – non a caso – è avvenuto proprio il primo anno che si poteva puntare sulle corse in bici.

Rivelazioni confermate, come detto sopra, dallo stesso Vallanzasca. Rivelazioni che si sono avverate. I test di Pantani sul doping sono risultati positivi. E da quei dubbi test si è cancellata la figura del grande campione delle due ruote, di una stella dello sport, ma soprattutto quella di un uomo. Di un uomo che dalle stelle è piombato alle stalle. Di un uomo che aveva visto osannato il proprio nome nei giornali e nelle televisioni e che poi tutto di colpo lo trova dappertutto con scritto accanto “dopato“.

L’amico da sempre e manager del campione, Andrea Agostini, racconta che il venerdì sera, 4 giugno 1999, come è di prassi fare per tutte le squadre, lo staff sanitario di Mercatone Uno, la squadra in cui correva, aveva sottoposto Pantani a un test dove il livello di emacrotico era al 48% e questo a poche ore dal blitz di quelli che il manager ha definito i “vampiri“; il cui verdetto, la mattina del 5 giugno, è risultato 51,9%.  Negli uomini, in condizioni normali, il livello di ematocrito non deve superare il 50%.

È subito scattato lo stop al ciclista. Pantani risultava essere dopato. Di avere assunto sostanze non consentite.

Lo stupore è stato per tutti. Lo è stato per Pantani. Lo è stato per i suoi sostenitori. Per i suoi tifosi. Ma la squadra non ci sta e qualche ora dopo fa in modo che il ciclista venga sottoposto di nuovo ad ulteriori test, e questa volta lo fa a Imola.

Il verdetto ricalca il primo: 48%. Ma quello non è valido in ambito sportivo e perciò Pantani resta squalificato dal Giro.

Qualcosa che non andava in tutto ciò forse c’era…

La risposta di Marco all’addio al Giro fu un pugno al vetro della finestra, dove si ferì pure la mano, dopodiché parlando profeticamente disse che quella volta non si sarebbe più rialzato.

E così è stato.

Dal presunto doping alla certezza della droga.

Ma la storia del campione non finisce così. Non finisce né il 5 giugno 1999 e né il 14 febbraio 2004, come scritto nella sua lapide, perché ci sono molte cose che non tornano anche sulla sua morte.

Ci auguriamo che gli inquirenti a questo punto facciano un dignitoso lavoro e che non indaghino sulla vicenda come sembra che sia stato fatto la prima volta che, dopo varie trascuratezze che potrebbero mettere in discussione la loro professionalità, chiusero il caso in breve tempo.


1. Immagine fonte Google

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